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UST e Luna: le stablecoin di Terra sono crollate, bruciati miliardi di dollari. Cos’è successo in pochi giorni

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Miliardi di dollari in criptovalute persi nel giro di pochi giorni. Questa volta non si è trattato del risultato della volatilità che contraddistingue criptovalute come bitcoin ed ether, ma di un crollo vero e proprio, che ha lasciato senza soldi tanti risparmiatori e ha colpito duramente il settore delle stablecoin, cioè le criptovalute legate a una valuta tradizionale, tipicamente il dollaro statunitense, per offrire maggiori garanzie di stabilità.

È la storia di Luna e TerraUSD (UST), due criptovalute basate sulla blockchain di Terra, gestita da Terraform Labs.

Nel giro di pochi giorni, il loro valore è crollato: il 6 maggio un token Luna valeva 80 dollari, mentre oggi vale meno di un millesimo di dollari. Praticamente non vale più niente.

Lo stesso vale per UST: oggi vale 0,16 dollari.

L’idea delle stablecoin

Una stablecoin nasce da un’idea semplice: un token varrà sul mercato un dollaro. In questo modo, è l’intenzione almeno, si creano le basi per offrire una soluzione finanziaria di rifugio: anche quando altre criptovalute calano, possono sempre essere scambiate in una stablecoin, come UST, che vale sempre un dollaro. Questo rapporto è detto “peg”.

Le stablecoin sono di due tipi. Le prime, che coinvolgono per esempio Tether e USDC, mantengono il rapporto 1:1 con il dollaro statunitense attraverso riserve di vario genere, da asset finanziari fino all’oro, che coprono il valore della stablecoin.

Luna e UST, però, appartengono a una seconda categoria di criptovalute: le cosiddette stablecoin algoritmiche. In altre parole, a parte una riserva di alcuni miliardi di dollari in bitcoin, il valore di UST e Luna era bilanciato da sistemi automatici che bilanciavano il valore di UST rispetto al dollaro aumento o riducendo la sua disponibilità sul mercato.

In pratica, quando il valore di UST supera il dollaro, allora gli UST venivano scambiati in Luna (che è la criptovaluta correlata a UST e sempre di Terra): in questo modo, vendendo UST il loro valore scendeva e tornava a un dollaro. Viceversa, se il valore di UST scendeva, anche di pochissimo, al di di un dollaro, allora i token Luna potevano essere scambiati in UST e l’aumento degli acquisti di UST alzava il valore di quest’ultimi, riportandolo a un dollaro. Durante questo processo, i token Luna vengono bruciati: perciò, in circolazione ce ne sono meno e aumentano di valore.

Questo meccanismo, secondo chi ha organizzato il progetto, era sufficiente per proteggere il rapporto con il dollaro statunitense.

Al fine di proteggere il peg, inoltre, il fondatore e amministratore delegato di Terraform Labs, Kwon Do-hyung, ha creato il Luna Foundation Guard (LFG), che possiede riserve in bitcoin che vende per acquistare UST per alzarne il valore, mentre quando il valore di UST è sopra al dollaro, allora gli UST vengono venduti e quanto guadagnato viene reinvestito per comprare bitcoin.

Cosa è successo

Se tutto è destinato a funzionare a meraviglia, allora qual è la ragione del crollo?

La maggior parte degli UST erano depositati sul protocollo Anchor: l’equivalente di 14 miliardi di dollari.

Il protocollo Anchor era particolarmente conveniente perché garantiva interessi del 20%: una cifra altissima, motivo per cui per tanti esperti tale sistema non sarebbe stato sostenibile a lungo. In primis, perché il principale caso d’uso di UST era quello di essere depositato su Anchor e di guadagnare attraverso questi interessi. Proprio Anchor si è rivelato l’anello debole.

Il 7 maggio 2 miliardi di dollari in UST sono stati prelevati da Anchor e venduti. Una vendita così corposa ha abbassato il valore di UST a 91 centesimi di dollari, quindi al di sotto del peg.

A questo punto, è subentrata la meccanica di arbitraggio: un UST può sempre essere scambiato per un token Luna, che vale un dollaro. Per cui, se un UST valeva 91 centesimi, scambiandolo in Luna, che vale un dollaro, una persona può essere tranquilla di non aver perso soldi. Così, però, non è stato e per un motivo semplice: possono essere convertiti in Luna al massimo 100 milioni di dollari di UST al giorno.

In altre parole, ci sono state troppe vendite di UST rispetto a quanti token Luna potessero essere creati. Perciò, in virtù di così tante vendite – e un certo nervosismo che ha spinto sempre più persone a vendere sempre più UST – il valore è crollato.

Il 9 maggio UST aveva una capitalizzazione di mercato di 18 miliardi. Oggi vale invece 1,8 miliardi di dollari.

Il 13 maggio le operazioni sulla blockchain Terra sono state bloccate, mentre i responsabili “escogitano un piano per ricostituirla“.

Il giorno successivo, Do-hyung ha scritto su Twitter che “credo ancora che le economie decentralizzate meritino valute decentralizzate – ma è chiaro che UST nella sua forma attuale non sarà quella valuta“, aggiungendo che “né io né le istituzioni a cui sono affiliato abbiamo guadagnato in alcun modo da questo incidente. Non ho venduto Luna né UST durante la crisi“.

Una delle proposte per riabilitare UST e luna prevede di portare i tassi di interessi di Anchor al 4%.

Cosa non è ancora chiaro

Fin dal momento del crollo, due situazioni non sono ancora state chiarite.

La prima: se le riserve di bitcoin di Terraform Labs serviva a ripristinare il valore di UST, perché ciò non è stato fatto? “Stiamo lavorando sul documentare l’uso delle riserve di bitcoin di LFG durante l’evento di depegging“, ha sottolineato Do-hyung.

La seconda: esiste la possibilità che il crollo di UST sia correlato – se non provocato – da una posizione di short di alcune fondi di gestione degli asset e fondi speculativi.

Lo short prevede che una persona o un’azienda scommetta sull’abbassamento del valore di azioni (o in questo caso criptovalute) prendendo in prestito delle azioni (o delle criptovalute): le vende a un dato prezzo per poi ricomprarle a prezzo più basso così da restituire le azioni (o le criptovalute) e aver guadagnato.

Era noto il meccanismo di UST: se fosse crollato, LFG avrebbe dovuto vendere bitcoin e ciò avrebbe abbassato il valore di bitcoin.

BlackRock e Citadel Securities, le due società accusate, hanno negato di aver preso in prestito 100.000 bitcoin dalla piattaforma di scambio di criptovalute Gemini per acquistare UST e venderli rapidamente: azioni che avrebbe contribuito al crollo del valore di UST.

Gemini ha negato che anche il prestito abbia avuto luogo: “Siamo a conoscenza di una storia che suggerisce che Gemini abbia fatto un prestito di 100.000 bitcoin a grosse istituzioni che possa aver portato alla svendita in Luna. Gemini non ha fatto un simile prestito“.

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