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Anni e anni di danni su computer e web

I minatori di Ethereum stanno correndo a vendere le loro GPU

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A luglio un importante aggiornamento alla rete di Ethereum renderà meno conveniente minare questa criptovaluta. Ciò significa che tante persone che hanno acquistato le più recenti schede grafiche di Nvidia per avere una potenza di calcolo cumulativa maggiore stanno vendendo le loro GPU sul mercato dell’usato per rientrare il più possibile nell’investimento iniziale. Normalmente può volerci persino più di un anno per rientrare nell’investimento iniziale, che oltre all’acquisto della GPU fisica contempla anche il tempo che serve per minare Ethereum e quindi l’energia necessaria per farlo.

A luglio l’aggiornamento (identificato come EIP-1559) ridurrà significativamente le commissioni. Si tratta di un passo avanti nel passaggio dal protocollo Proof of Work a quello Proof of Stake, a sua volta parte di un processo più ampio di trasformazione della la rete Ethereum che ha l’obiettivo di renderla più sostenibile e più scalabile.

Differenza tra Proof of Work e Proof of Stake

Nel caso del Proof of Work (letteralmente una prova di lavoro) si parla di una prova crittografica con cui bisogna dimostrare di aver compiuto un lavoro necessario a rendere sicura la rete. È un lavoro matematico complesso e che richiede, quindi, hardware complesso, come molte schede grafiche di fascia alta. La Proof of Stake, viceversa, cambia il paradigma: è un sistema che richiede di bloccare una quota di Ethereum (detto “staking”) per attivare il software di convalida. Il principio alla base è che se un utente decide di bloccare una quota importante di ETH (che può valere decine di migliaia di dollari), allora è interessato a far progredire la rete. Viene stimato che l’introduzione del protocollo Proof of Stake consentirà di ridurre il calcolo computazionale necessario del 99,98% rispetto al protocollo attuale. Di fatto, il mining non sarà più necessario e si parlerà di staking per la convalida della rete principale di Ethereum; quindi, il mercato delle schede grafiche dovrebbe ritrovare il suo equilibrio e diventare focalizzato sui videogiochi.

Il passaggio alla Proof of Stake ha richiesto molti anni per essere sviluppato. In quanto Ethereum è basato su una rete decentralizzata, non c’è una sola società che può decidere per tutti i membri: ci sono state molte discussioni che hanno coinvolti tantissimi attori interessati.

Il percorso verso la rete Ethereum 2.0

Inoltre, il protocollo Proof of Stake si inserisce in un’ulteriore trasformazione della rete Ethereum. Se oggi la blockchain può essere immaginata come una rete sequenziale, l’obiettivo è quello di trasformare la blockchain in un grande insieme di catene di blocchi, usufruendo del sistema di sharding (da “shard”, scheggia). Ogni nuova catena diventerà uno “shard”: la rete sarà più spezzettata. Ciò  permetterà di distribuire meglio il carico di lavoro e di aumentare il numero di transazioni possibili ogni secondo. Ogni shard avrà le stesse caratteristiche della rete principale e consentirà di gestire le transazioni e gli smart contract.

Da dicembre 2020 è disponibile una rete secondaria che sfrutta il protocollo Proof of Stake e chiamata beacon chain. Come spiegato sul sito di Ethereum, “quando sarà pronta, la rete principale Ethereum sarà ‘agganciata’ dalla beacon chain, diventando uno shard che utilizza Proof of Stake anziché Proof of Work“.

Non è ancora prevista una data ultima, però, di questa fusione. Inizialmente era prevista nel 2018, ma l’intera comunità dietro a Ethereum ha preferito rimandare la trasformazione. A fusione completata, la rete Ethereum avrà una scalabilità immensa, sarà più sicura e più sostenibile, obiettivi previsti dalla visione prospettata anni fa.

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