4 ottobre festivo: come entra in busta paga nella pubblica amministrazione
Dal 2026 il 4 ottobre è festa nazionale di San Francesco: per i dipendenti pubblici la busta paga cambia solo se la giornata è lavorata, con riposi o maggiorazioni secondo il contratto.

Dal 2026 il 4 ottobre entra nel calendario come festa nazionale di San Francesco d’Assisi. Per i dipendenti della pubblica amministrazione la novità ha un effetto concreto, ma non sempre coincide con una voce automatica in busta paga. Il punto decisivo è capire se quella giornata è lavorata o non lavorata, e quale contratto collettivo si applica.
Il 4 ottobre è davvero una festività nazionale
La base normativa è la legge 8 ottobre 2025, n. 151, che istituisce la festa nazionale di San Francesco d’Assisi da celebrare il 4 ottobre di ogni anno. La Gazzetta Ufficiale ne dà conto nel testo pubblicato, collocando la ricorrenza tra i giorni festivi riconosciuti dall’ordinamento.
Questo significa che, a partire dal 2026, il 4 ottobre non è più soltanto una ricorrenza religiosa o locale: è una festività nazionale con effetti giuridici sul lavoro, compreso il pubblico impiego.
Cosa cambia per i dipendenti della pubblica amministrazione
Per un lavoratore della PA, la conseguenza pratica dipende dalla turnazione e dall’orario di servizio.
- Se il 4 ottobre non è lavorato, la giornata resta festiva e non produce, di norma, alcuna voce aggiuntiva in busta paga.
- Se il 4 ottobre è lavorato, si applicano le regole del lavoro festivo infrasettimanale previste dal contratto e dalla disciplina di settore.
- Se il dipendente è turnista, la disciplina può variare in base al comparto e al CCNL: possono entrare in gioco riposi compensativi o maggiorazioni orarie.
In altre parole, la nuova festa nazionale non coincide automaticamente con una somma extra “una tantum” in busta paga. Conta soprattutto come cade la giornata rispetto al servizio effettivo.
“Festività non goduta”: quando entra davvero in busta paga
La formula “festività non goduta” va usata con attenzione. Non indica, da sola, un diritto generalizzato alla monetizzazione del giorno festivo. Nella pubblica amministrazione il trattamento economico cambia a seconda che la prestazione sia stata resa in una giornata festiva, che il dipendente abbia diritto a un riposo compensativo, oppure che il contratto preveda specifiche maggiorazioni.
Le indicazioni dell’ARAN richiamate nel dossier chiariscono, per il caso del Santo Patrono, che quando si lavora in una giornata festiva entrano in gioco le regole contrattuali sul lavoro svolto in giorno festivo infrasettimanale. Per analogia, il ragionamento vale anche per il 4 ottobre, che dal 2026 è festivo nazionale.
Come può apparire la voce in busta paga
In pratica, per un dipendente pubblico possono verificarsi scenari diversi:
- giornata non lavorata: nessuna voce aggiuntiva specifica, salvo effetti legati al calendario del singolo ufficio;
- giornata lavorata: possibile riposo compensativo oppure maggiorazione per lavoro festivo o straordinario, secondo il contratto applicato;
- personale turnista: il trattamento può essere regolato da norme di comparto che prevedono compensi o recuperi diversi rispetto al personale a orario ordinario.
È quindi più corretto dire che il 4 ottobre potrà incidere sul cedolino se il servizio è prestato in quella giornata, non perché esista in automatico una “festività non goduta” da pagare a tutti.
Perché la distinzione è importante
La novità normativa evita equivoci frequenti. Una festività nazionale non produce necessariamente un bonus automatico per tutti i lavoratori: nel pubblico impiego il nodo è sempre la prestazione effettiva e la disciplina del contratto collettivo. Per questo, chi vuole capire come leggerà il cedolino dovrà verificare il proprio comparto, l’eventuale turnazione e la presenza di regole speciali su riposi e maggiorazioni.
Il quadro, in sintesi, è semplice: dal 2026 il 4 ottobre è festa nazionale di San Francesco; nella PA, però, il riflesso in busta paga dipende dal fatto che quella giornata sia lavorata oppure no e dal CCNL di riferimento.
Per chi ha un rapporto di lavoro pubblico, la vera verifica da fare non è solo se il giorno è festivo, ma come viene trattato nel proprio ufficio o comparto. È lì che si determina se compare un riposo compensativo, una maggiorazione o nessuna voce aggiuntiva.
Fonti
- Gazzetta Ufficiale
- Come deve essere considerata la giornata lavorativa resa nella festività del Santo Patrono? | Aran Agenzia
- CONTRATTO INTEGRATIVO DEL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DEL COMPARTO MINISTERI | Aran Agenzia


