19 Settembre 2026 13:46
VISIONEDIGITALE / STORIE19.09.2026

È morto Sandro Mazzola, addio alla leggenda della Grande Inter: aveva 83 anni

Sandro Mazzola

Il calcio italiano perde uno dei suoi simboli più grandi. Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e campione d’Europa con la Nazionale, è morto a 83 anni. Figlio del leggendario Valentino Mazzola, seppe costruire una storia tutta sua: 17 stagioni in nerazzurro, quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.

Sandro Mazzola è morto a 83 anni. La notizia è stata annunciata nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2026 dall’Inter, il club al quale aveva legato praticamente tutta la propria vita.

Avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 8 novembre.

Nel suo messaggio di cordoglio l’Inter lo ha ricordato come una delle figure fondamentali della propria storia. Non soltanto un grande ex giocatore, ma uno di quei calciatori il cui nome finisce per identificarsi con quello della squadra stessa.

E nel caso di Mazzola non è un’esagerazione.

Entrò nell’Inter da ragazzo e con la maglia nerazzurra disputò tutta la carriera professionistica, diventando uno dei protagonisti della squadra che negli anni Sessanta avrebbe cambiato la dimensione internazionale del calcio italiano.

Sandro Mazzola e quella maglia indossata per una vita

Secondo l’archivio ufficiale dell’Inter, Mazzola disputò 565 partite e segnò 161 gol con la maglia nerazzurra.

Diciassette stagioni, dal debutto all’inizio degli anni Sessanta fino al ritiro nel 1977, senza mai cambiare club.

Il suo palmarès racconta da solo la dimensione di quella carriera:

  • 4 campionati italiani
  • 2 Coppe dei Campioni
  • 2 Coppe Intercontinentali
  • 1 Europeo con la Nazionale italiana

Era uno dei volti della Grande Inter di Helenio Herrera, la formazione che trasformò il club milanese in una delle squadre più forti e riconoscibili del mondo.

Con Giacinto Facchetti, Luis Suárez, Mario Corso, Tarcisio Burgnich e gli altri protagonisti di quell’epoca, Mazzola contribuì alla costruzione di una delle dinastie più importanti nella storia del calcio italiano.

La notte che lo consegnò alla storia

Uno dei momenti simbolo arrivò il 27 maggio 1964.

Nella finale di Coppa dei Campioni disputata a Vienna, l’Inter affrontò il Real Madrid.

Da una parte c’era ancora il grande Real di Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás. Dall’altra una squadra italiana che stava preparando il proprio ingresso definitivo nell’élite europea.

L’Inter vinse 3-1.

Mazzola segnò due volte.

Era la prima Coppa dei Campioni della storia nerazzurra. L’Inter avrebbe poi conquistato nuovamente il trofeo l’anno successivo, battendo il Benfica.

Proprio la società nerazzurra ricorda Mazzola come l’uomo della doppietta che consegnò al club la sua prima corona europea.

Tre anni più tardi avrebbe segnato anche nella finale del 1967 contro il Celtic.

Il CONI sottolinea un dato particolarmente significativo: Mazzola è stato l’unico calciatore italiano, e l’unico appartenente a un club italiano, ad aver segnato in due diverse finali di Coppa dei Campioni/Champions League.

Figlio di Valentino, ma non soltanto “figlio di”

C’è però qualcosa che rende la storia di Sandro Mazzola diversa da quella di quasi tutti gli altri campioni.

Suo padre era Valentino Mazzola.

Il capitano del Grande Torino.

Sandro aveva soltanto sei anni quando Valentino morì nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949, insieme ai compagni di una delle squadre più leggendarie della storia del calcio italiano.

Portare quel cognome avrebbe potuto rappresentare un peso enorme.

Per tutta la carriera il confronto fu inevitabile: ogni gol, ogni partita e ogni successo venivano inevitabilmente messi in relazione con la figura di un padre diventato mito quando Sandro era ancora bambino.

Eppure riuscì in qualcosa di difficilissimo: diventare Mazzola senza essere semplicemente “il figlio di Valentino Mazzola”.

Valentino rimase il simbolo eterno del Grande Torino.

Sandro divenne il simbolo della Grande Inter.

Due generazioni differenti e due delle squadre più importanti che il calcio italiano abbia prodotto.

Anche la Nazionale: 70 partite e l’Europeo del 1968

La storia di Mazzola non appartiene soltanto all’Inter.

Con la Nazionale italiana collezionò 70 presenze e 22 gol, partecipando a tre Mondiali.

Nel 1968 fece parte dell’Italia che vinse il Campionato Europeo disputato in casa.

Dopo l’1-1 della prima finale contro la Jugoslavia, Ferruccio Valcareggi modificò profondamente la formazione per la ripetizione della partita. Mazzola tornò tra i titolari e l’Italia vinse 2-0, conquistando il primo Europeo della propria storia.

Due anni più tardi arrivò un’altra pagina entrata nell’immaginario collettivo.

Ai Mondiali di Messico 1970, Mazzola e Gianni Rivera furono protagonisti della celebre “staffetta” ideata da Valcareggi.

Inter contro Milan.

Mazzola contro Rivera.

Due modi differenti di interpretare il calcio e due campioni che dividevano inevitabilmente anche le tifoserie.

Quell’Italia arrivò fino alla finale dopo la leggendaria semifinale vinta 4-3 contro la Germania Ovest, prima di arrendersi al Brasile di Pelé. La FIGC ricorda Mazzola come uno dei protagonisti di quella Nazionale vicecampione del mondo.

Secondo al Pallone d’Oro dietro Cruyff

La dimensione internazionale di Mazzola emerge anche da un altro dato.

Nel 1971 arrivò secondo nella classifica del Pallone d’Oro.

Davanti a lui ci fu Johan Cruyff.

Mazzola fu inoltre candidato al premio per nove volte nel corso della carriera, una continuità che testimonia quanto fosse considerato anche al di fuori dell’Italia.

Era una mezzapunta capace di segnare, dribblare e accelerare, ma durante la carriera seppe progressivamente arretrare la propria posizione e modificare il proprio gioco.

Nel 1964 fu anche il miglior marcatore della Coppa dei Campioni con sette reti, mentre nel campionato 1964-65 conquistò il titolo di capocannoniere della Serie A con 17 gol.

Una vita nel calcio anche dopo il ritiro

Mazzola smise di giocare nel 1977, ma non abbandonò il calcio.

Dopo la carriera agonistica ricoprì incarichi dirigenziali all’Inter e successivamente lavorò anche con Genoa e Torino. La FIGC ricorda una carriera dirigenziale protrattasi, con diversi ruoli, fino ai primi anni Duemila.

Per generazioni più giovani, però, Sandro Mazzola non fu soltanto il campione visto nelle immagini in bianco e nero.

Divenne anche un volto e una voce televisiva.

Commentatore, opinionista, narratore di quel calcio che aveva conosciuto dall’interno quando la Coppa dei Campioni si giocava in stadi molto diversi da quelli di oggi e il calcio italiano rappresentava uno dei principali centri del mondo calcistico.

Il calcio italiano lo ricorderà con un minuto di silenzio

Dopo la notizia della morte, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha invitato federazioni ed enti sportivi a osservare un minuto di silenzio durante le manifestazioni sportive del fine settimana.

Un omaggio nazionale a una figura entrata anche nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2014 e insignita dal CONI della Medaglia d’Oro per meriti eccezionali.

A Milano i funerali sono previsti lunedì nella Basilica di Sant’Ambrogio, città alla quale Mazzola rimase profondamente legato per tutta la vita.

Se ne va un pezzo della Grande Inter

Nel calcio contemporaneo cambiare squadra è diventato normale.

Carriere costruite attraversando campionati, Paesi e continenti fanno ormai parte della natura stessa di questo sport.

Per questo storie come quella di Sandro Mazzola sembrano appartenere a un’altra epoca.

Un bambino arrivato nelle giovanili dell’Inter.

Un ragazzo diventato titolare.

Poi campione d’Italia, campione d’Europa, campione del mondo per club e infine capitano.

E sempre con gli stessi colori.

Il suo nome resterà inevitabilmente legato a quello di suo padre Valentino, perché poche famiglie hanno attraversato la storia del calcio italiano come quella dei Mazzola.

Ma Sandro riuscì a fare qualcosa che, da bambino, sembrava quasi impossibile.

Non visse soltanto nell’ombra di una leggenda. Ne diventò una a sua volta.

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