19 Settembre 2026 11:20
VISIONEDIGITALE / STORIE18.09.2026

Ticket sanitari, aumenti dal 21 settembre: cosa cambia davvero per visite ed esami

aumento ticket sanitari 2026

Dal 21 settembre 2026 cambiano in Italia le tariffe di centinaia di prestazioni sanitarie erogate attraverso il Servizio sanitario nazionale. La novità riguarda visite specialistiche, esami diagnostici, procedure ambulatoriali e alcune prestazioni di assistenza protesica.

Per alcuni cittadini questo potrà tradursi in un aumento del ticket sanitario, ma parlare di un rincaro generalizzato sarebbe impreciso: tariffa sanitaria e ticket pagato dal paziente non sono infatti la stessa cosa.

La revisione interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica, sulla base del nuovo sistema tariffario concordato tra Governo, Regioni e Province autonome.

Cosa cambia dal 21 settembre 2026

Il nuovo tariffario stabilisce gli importi massimi di riferimento utilizzati dal Servizio sanitario nazionale per remunerare le strutture pubbliche e private accreditate che effettuano determinate prestazioni.

L’intesa è stata raggiunta dalla Conferenza Stato-Regioni il 23 luglio 2026. Il provvedimento riguarda la remunerazione dell’assistenza specialistica ambulatoriale e di quella protesica e sostituisce il precedente assetto tariffario.

Secondo i dati riportati da Sky TG24, sulle prestazioni coinvolte dalla revisione l’incremento medio delle tariffe è nell’ordine del 5,8%, anche se la variazione può essere molto diversa da una prestazione all’altra.

Quanto aumentano visite ed esami

Tra gli esempi più significativi delle nuove tariffe troviamo la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma, che passa da 33,60 a 38 euro.

L’agoaspirato della mammella passa invece da 31,25 a 36,50 euro.

Per numerose prime visite specialistiche l’aumento è più contenuto e si aggira intorno a un euro. Diverse visite che avevano una tariffa di 25 euro passeranno quindi a 26 euro.

È il caso, tra le altre, delle prime visite:

  • neurologica;
  • ginecologica;
  • ortopedica;
  • pneumologica;
  • endocrinologica;
  • gastroenterologica.

La prima visita oculistica passa da 25,80 a 26,80 euro, mentre quella dermatologica o allergologica sale da 25,40 a 26,40 euro.

L’otorinolaringoiatrica passa invece da 26,20 a 27,20 euro.

Anche alcune prestazioni diagnostiche registrano piccoli ritocchi.

La spirometria semplice, per esempio, passa da 24 a 24,90 euro, mentre l’elettrocardiogramma sale da 11,60 a 12,05 euro.

Per il prelievo venoso la nuova tariffa passa da 3,80 a 4,30 euro.

Ma il ticket aumenterà davvero?

È qui che bisogna fare attenzione.

L’aumento della tariffa nazionale non significa necessariamente che il cittadino pagherà l’intero nuovo importo.

In molte Regioni esiste infatti un tetto massimo alla compartecipazione sanitaria per ricetta, tradizionalmente fissato a 36,15 euro, anche se il sistema può presentare differenze regionali.

Prendiamo come esempio la visita cardiologica con ECG.

La tariffa passa da 33,60 a 38 euro. In un sistema regionale che applica il limite di 36,15 euro, il paziente non esente non pagherebbe 38 euro, ma arriverebbe al tetto massimo previsto.

L’aumento effettivo sarebbe quindi da 33,60 a 36,15 euro, pari a 2,55 euro.

Lo stesso meccanismo può applicarsi quando sulla stessa prescrizione vengono inserite più prestazioni: le tariffe si sommano fino all’eventuale raggiungimento del limite previsto dalla Regione.

Non aumenta tutto: molte prestazioni restano allo stesso prezzo

Un altro elemento importante è che la maggior parte delle prestazioni non viene modificata.

Secondo Cittadinanzattiva, per gran parte di visite ed esami il ticket rimarrà invariato e gli aumenti riguarderanno soltanto una parte del nomenclatore.

Tra le prestazioni comuni che mantengono la tariffa precedente troviamo, ad esempio:

  • visita specialistica di controllo: 17,90 euro;
  • radiografia del torace: 15,45 euro;
  • ecografia dell’addome inferiore: 37,80 euro;
  • ecografia ginecologica: 30,95 euro;
  • densitometria ossea lombare o femorale: 31,50 euro.

Restano inoltre invariate le tariffe di molti comuni esami di laboratorio, tra cui emocromo, glicemia, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH, VES ed emoglobina glicata.

Per gli esami del sangue, una delle modifiche riguarda quindi soprattutto il prelievo venoso, che aumenta di 50 centesimi.

Attenzione alla differenza tra prima visita e visita di controllo

Con il nuovo tariffario diventa ancora più importante verificare come viene classificata la prestazione sulla prescrizione.

Una prima visita specialistica e una visita di controllo non sono equivalenti.

La prima visita può essere utilizzata per un nuovo problema sanitario, un diverso quesito diagnostico oppure per una variazione significativa di una condizione già nota.

La visita di controllo, invece, generalmente rientra nel percorso clinico già avviato: può servire, ad esempio, per valutare i risultati degli esami, verificare una terapia oppure monitorare una patologia.

La corretta compilazione della prescrizione può quindi incidere anche sul ticket richiesto al paziente.

Chi è esente continua a non pagare?

La revisione del tariffario non cancella le esenzioni previste dal Servizio sanitario nazionale.

Restano quindi valide, quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa, le esenzioni legate a condizioni come:

  • reddito ed età;
  • disoccupazione;
  • alcune condizioni pensionistiche;
  • patologie croniche;
  • malattie rare;
  • invalidità;
  • gravidanza;
  • programmi di screening oncologico.

Per le esenzioni legate a una specifica patologia è però importante ricordare che la gratuità riguarda normalmente le prestazioni associate a quella condizione e non necessariamente qualsiasi prestazione sanitaria effettuata dal cittadino.

Perché sono state aumentate le tariffe

La revisione nasce dall’esigenza di aggiornare gli importi riconosciuti alle strutture che effettuano prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale.

Le nuove tariffe sono quindi innanzitutto uno strumento di remunerazione degli erogatori sanitari, non semplicemente un nuovo listino dei prezzi applicati ai cittadini.

La Conferenza Stato-Regioni ha stimato un maggiore impegno finanziario complessivo di circa 210,7 milioni di euro all’anno, di cui 183,1 milioni destinati alla specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni alla protesica. Per il solo 2026 l’impatto previsto è di circa 70 milioni di euro.

La legge di Bilancio 2026 aveva inoltre previsto risorse specifiche per consentire l’aggiornamento delle tariffe del SSN.

Le nuove tariffe ridurranno le liste d’attesa?

È probabilmente la domanda più importante.

L’aumento degli importi riconosciuti alle strutture accreditate potrebbe rendere economicamente più sostenibile l’erogazione di alcune prestazioni attraverso il Servizio sanitario nazionale.

Ma sarebbe sbagliato concludere che l’aggiornamento tariffario porterà automaticamente a una riduzione delle liste d’attesa.

I tempi dipendono infatti anche dal numero di medici e operatori disponibili, dalle apparecchiature, dalle capacità delle strutture e dall’organizzazione delle agende sanitarie.

La revisione tariffaria può quindi rappresentare uno degli elementi del sistema, ma non costituisce da sola una soluzione al problema delle attese.

Cosa deve fare chi ha già prenotato una visita

Particolare attenzione meritano gli appuntamenti già prenotati.

Per le prestazioni effettuate dal 21 settembre 2026 potrà essere applicata la tariffa vigente al momento dell’erogazione anche se la prenotazione o la prescrizione risalgono a una data precedente.

Chi ha già una visita o un esame programmato dovrebbe quindi verificare l’importo attraverso il CUP, il Fascicolo sanitario elettronico o i servizi messi a disposizione dalla propria Regione.

Ticket sanitari 2026: quindi quanto pagheremo in più?

Non esiste una risposta unica valida per tutti.

Dal 21 settembre alcune prestazioni avranno tariffe più elevate, mentre molte altre resteranno invariate. Inoltre l’effettivo importo pagato dal cittadino continuerà a dipendere dalle regole regionali, dal tetto del ticket, dal numero di prestazioni presenti sulla ricetta e dalle eventuali esenzioni.

Per questo titoli come “aumentano tutti i ticket sanitari” rischiano di semplificare troppo la situazione.

La vera novità è l’aggiornamento del tariffario nazionale del Servizio sanitario: in alcuni casi comporterà effettivamente un aumento della spesa per i pazienti non esenti, in altri il cittadino non noterà alcuna differenza.

La data da ricordare è comunque lunedì 21 settembre 2026, quando il nuovo sistema entrerà in vigore.

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