30 Settembre 2026 0:36
VISIONEDIGITALE / STORIE28.09.2026

Caso David Rossi, nuova svolta: «Aggredito da almeno due persone». Cosa emerge dalle simulazioni

caso David Rossi

A oltre tredici anni dalla morte di David Rossi, ex responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, il caso torna al centro dell’attenzione con uno degli sviluppi tecnici più significativi degli ultimi anni.

Le simulazioni effettuate il 28 settembre 2026 al Foro Italico di Roma, nell’ambito dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta, sembrano infatti rafforzare l’ipotesi secondo cui Rossi non sarebbe uscito volontariamente dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni, ma sarebbe stato precedentemente aggredito.

Secondo le prime valutazioni dei consulenti, l’ex manager sarebbe stato affrontato da almeno due persone, forse tre, e al momento della caduta sarebbe stato ancora cosciente.

La ricostruzione dell’ufficio di David Rossi

Per cercare di comprendere cosa possa essere accaduto la sera del 6 marzo 2013, negli spazi dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico è stata riprodotta la scena dell’ufficio di Rossi.

Sono stati ricostruiti la finestra di Rocca Salimbeni e gli ingombri principali della stanza, comprese scrivania e sedia. Alle prove hanno partecipato un atleta con caratteristiche fisiche simili a quelle di Rossi, i consulenti della Commissione Robbi Manghi e Marco Nigrisoli, il tenente colonnello Adolfo Gregori del Ris e personale dei Vigili del Fuoco.

L’obiettivo non era simulare nuovamente la semplice caduta, già documentata dalle immagini disponibili, ma affrontare uno degli interrogativi ancora aperti: come è arrivato David Rossi fuori da quella finestra?

«Almeno due persone»

Ed è proprio da queste prove che arriva la novità più importante.

Secondo le prime valutazioni tecniche, l’ipotesi ritenuta maggiormente compatibile con le simulazioni è quella di un’aggressione condotta da più persone.

Il medico legale Robbi Manghi ha sostenuto che la dinamica ricostruita non sarebbe compatibile con un movimento volontario di tipo suicidario e che, considerando Rossi cosciente e fisicamente in grado di reagire, sarebbe stato difficile per una sola persona avere il sopravvento.

La valutazione iniziale parla quindi di almeno due aggressori, eventualmente tre, e di corporatura robusta.

È un elemento particolarmente significativo perché sposta ulteriormente la domanda centrale del caso.

Non più soltanto: David Rossi si è suicidato oppure no?

Ma: se fu aggredito, chi era presente nel suo ufficio quella sera e perché?

L’ipotesi: Rossi sarebbe stato tenuto fuori dalla finestra

La ricostruzione che emerge dalle simulazioni è drammatica.

Rossi sarebbe stato aggredito rapidamente all’interno dell’ufficio e avrebbe probabilmente tentato di difendersi. Successivamente sarebbe stato portato verso la finestra e fatto uscire all’esterno.

Secondo le prime valutazioni, avrebbe quindi cercato di aggrapparsi al bordo della finestra.

Gli aggressori potrebbero averlo trattenuto dall’interno per alcuni istanti, forse nell’ambito di un’azione inizialmente finalizzata all’intimidazione. A un certo punto, però, la presa sarebbe venuta meno e Rossi sarebbe precipitato nel vicolo sottostante.

Il consulente Marco Nigrisoli ha infatti prospettato uno scenario nel quale l’intenzione iniziale degli aggressori potrebbe non essere stata necessariamente quella di uccidere Rossi, ma di intimidirlo.

È tuttavia un’ipotesi tecnica ancora da consolidare.

Gli stessi consulenti hanno precisato che quelle diffuse il 28 settembre sono prime valutazioni e che per gli esiti definitivi delle operazioni peritali sarà necessario attendere.

La Commissione aveva già escluso il suicidio

Le prove del Foro Italico non arrivano dal nulla.

Nel marzo 2026 la Commissione parlamentare d’inchiesta aveva approvato una relazione intermedia nella quale, sulla base delle perizie raccolte, aveva già ritenuto definitivamente esclusa l’ipotesi del suicidio e aveva preso atto di una ricostruzione compatibile con l’intervento di terzi.

Secondo le consulenze esaminate dalla Commissione, alcune ferite presenti sul corpo di Rossi e la dinamica della caduta sarebbero compatibili con una precedente aggressione e una colluttazione.

Si tratta di un passaggio fondamentale nella storia del caso.

Per anni la morte del manager Mps era stata giudiziariamente ricondotta al suicidio e due precedenti procedimenti erano stati archiviati.

Il lavoro della nuova Commissione parlamentare ha invece riaperto in modo sostanziale il dibattito sulla dinamica della morte.

Anche la Procura di Siena è tornata a indagare

Nel marzo 2026 anche la Procura di Siena ha aperto un nuovo fascicolo sulla morte di Rossi, chiedendo alla Commissione parlamentare di trasmettere le nuove consulenze tecniche.

Al momento dell’apertura, secondo quanto riportato da ANSA, il fascicolo risultava iscritto a modello 45, quindi senza una specifica ipotesi di reato e senza persone formalmente indagate.

Ed è qui che serve una distinzione importante.

La Commissione parlamentare può svolgere accertamenti, acquisire documenti, ascoltare testimoni e commissionare perizie, ma non sostituisce l’autorità giudiziaria.

Dire che la Commissione considera ormai superata la tesi del suicidio non equivale quindi a dire che esista già una sentenza che stabilisce chi abbia ucciso David Rossi.

La nuova attività investigativa dovrà eventualmente trasformare gli elementi tecnici emersi in prove utilizzabili per individuare responsabilità personali.

Le nuove audizioni e la pista di Viadana

Parallelamente agli accertamenti scientifici, la Commissione continua a lavorare anche sul fronte testimoniale.

A settembre è stato ascoltato, in un’audizione completamente secretata, il collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio. Gli approfondimenti riguarderebbero anche la cosiddetta “pista di Viadana”, legata a una filiale bancaria e al numero 4099099, che sarebbe stato individuato anche nel telefono di Rossi e sul quale sono stati effettuati ulteriori accertamenti.

La Commissione ha inoltre programmato o valutato ulteriori audizioni nel tentativo di verificare testimonianze e ricostruzioni emerse negli anni.

Cosa cambia davvero dopo le prove del 28 settembre

La novità del 28 settembre non consiste semplicemente nell’ennesima teoria sulla morte di David Rossi.

Per la prima volta si sta tentando di verificare fisicamente, attraverso una ricostruzione dell’ambiente e persone con corporature comparabili, quale forza sarebbe stata necessaria per portare Rossi fuori dalla finestra nelle condizioni ricostruite dagli investigatori.

Secondo il presidente della Commissione Gianluca Vinci, le simulazioni potrebbero consentire anche di confrontare concretamente alcune delle testimonianze raccolte negli ultimi mesi. Vinci ha affermato che il lavoro starebbe portando la Commissione sempre più vicino alla comprensione del caso.

È però ancora presto per parlare di una soluzione definitiva.

Restano almeno tre domande enormi: chi erano le persone eventualmente presenti nell’ufficio, quale fosse il movente dell’aggressione e cosa sapesse David Rossi nei giorni precedenti alla sua morte.

Le simulazioni del Foro Italico sembrano restringere il campo sulla dinamica.

Ma il passaggio decisivo, dopo tredici anni, sarebbe un altro: trasformare una ricostruzione tecnica sempre più precisa in una ricostruzione giudiziaria capace di attribuire nomi, responsabilità e movente.

Il caso David Rossi, insomma, non è chiuso.

Ma rispetto a pochi anni fa, la domanda alla quale gli investigatori stanno cercando di rispondere sembra essere profondamente cambiata: non più soltanto come è morto David Rossi, ma chi potrebbe aver provocato quella morte e perché.

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