
Libera 2, intervista a Lunetta Savino e Matteo Martari
Lunetta Savino e Matteo Martari tornano a vestire i panni di Libera Orlando e Pietro Zanon nella seconda stagione di Libera, intitolata Il caso Elena Palma. La fiction, diretta da Gianluca Mazzella e prodotta da 11 Marzo Film in collaborazione con Rai Fiction, riporta al centro della storia la giudice di Trieste e il suo insolito alleato, alle prese con un nuovo caso giudiziario e con sfide personali che metteranno alla prova i loro legami.
A Libera viene affidato il processo contro un giovane rapper accusato del femminicidio di Elena Palma. Le prove sembrano schiaccianti, ma alcuni dettagli non convincono la giudice, che decide di approfondire la vicenda con l’aiuto di Pietro. Le indagini porteranno alla luce nuovi elementi e una testimonianza decisiva, mentre il rapporto tra Pietro e sua figlia Clara attraverserà una fase delicata. A complicare ulteriormente le cose sarà l’arrivo a Trieste di Cesare Scuderi, un magistrato palermitano legato al passato di Libera.
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Lunetta Savino e Matteo Martari raccontano l’evoluzione dei rispettivi personaggi, soffermandosi anche sui temi affrontati dalla fiction: dalla ricerca della verità alla difficoltà di costruire rapporti familiari, fino alla necessità di investire nell’educazione per contrastare la violenza di genere.
Libera non si ferma alle apparenze
Il nuovo caso giudiziario è uno degli elementi centrali della seconda stagione. Libera affronta il processo con la serietà che la contraddistingue, ma senza lasciarsi condizionare dalle apparenze. A spiegare il suo approccio è Lunetta Savino, che sottolinea la determinazione della giudice nel cercare risposte anche quando gli indizi sembrano già indicare un colpevole.
“Libera affronta il caso del femminicidio di Elena Palma con la serietà che la contraddistingue, però non si ferma alle apparenze. Capisce subito che c’è qualcosa che non torna e vuole andare fino in fondo, perché spesso succede che i nemici o gli assassini siano molto più vicini alle vittime di quanto sembri”.
La ricerca della verità si intreccia così con una vicenda che invita a guardare oltre le ricostruzioni iniziali, senza dare nulla per scontato. Un’indagine che coinvolge anche Pietro e che costringerà i due protagonisti a confrontarsi con una realtà più complessa di quella che emerge dalle prime prove.
Matteo Martari racconta Pietro
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Nella seconda stagione, Pietro (Martari) deve fare i conti con una nuova consapevolezza: dopo aver scoperto di essere padre, alla fine della prima stagione, è chiamato a costruire un rapporto con Clara, la figlia che ha appena ritrovato. Un percorso tutt’altro che semplice, nel quale dovrà dimostrare di essere una presenza credibile e affidabile.
“Pietro è un ragazzo che ha scoperto, alla fine della prima stagione, di essere padre. Nella seconda lo ritroviamo alle prese con questo mestiere difficilissimo, per il quale nessuno ti consegna un libretto delle istruzioni. È proprio difficile, e lo vediamo alle prese con la necessità di conquistare credibilità agli occhi della figlia, anche per il passato che ha avuto”.
In questo percorso, Libera avrà un ruolo importante, aiutando Pietro nella fase educativa di Clara. Il loro rapporto, già al centro della serie, si conferma quindi una delle dinamiche più interessanti della fiction: due personalità diverse che imparano a collaborare, tra indagini e questioni familiari.
“Libera ha poco a che fare con me”
Interpretare un personaggio significa spesso confrontarsi con esperienze e personalità lontane dalla propria. È proprio questo uno degli aspetti che Lunetta Savino apprezza maggiormente del suo lavoro: la possibilità di dare vita a figure differenti da sé, esplorandone le contraddizioni e le fragilità.
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“I personaggi che faccio, quanto più sono lontani da me, tanto più li preferisco. Libera sicuramente ha poco a che fare con me, anche per il tipo di professione che fa e per il fatto che è una donna che si è ritrovata a vivere un dolore fortissimo dopo la perdita della figlia e che cresce una nipote praticamente da sola, con l’aiuto di una sorella”.
C’è però un punto di contatto tra l’attrice e la giudice: il rapporto con il proprio mestiere. “Forse abbiamo in comune la passione per il lavoro. Lei ne ha fatto assolutamente la sua ragione di vita e lo fa con totale dedizione, passione e ossessione, direi. Ora, forse anch’io un pochino sono così”.
Una dedizione che contribuisce a definire Libera, una donna capace di trovare nel lavoro un punto fermo anche mentre cerca di fare i conti con un dolore personale profondo.
“Mi piace la voglia di Pietro di ricostruirsi una vita”
Se Lunetta Savino individua nella passione professionale il principale punto di contatto con il suo personaggio, Matteo Martari guarda soprattutto alla capacità di Pietro di ripartire. Il percorso del personaggio è infatti segnato dalla possibilità di costruire qualcosa di nuovo, nonostante gli errori e le difficoltà del passato. “Non c’è niente che mi accomuni a Pietro. Però quello che mi piace tanto di lui è la sua voglia di ricostruirsi una vita”.
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Una sfida che riguarda non soltanto il rapporto con Clara, ma anche la possibilità di assumersi nuove responsabilità e di trovare un equilibrio diverso. La paternità diventa così un’occasione di crescita, che costringe Pietro a confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte e a dimostrare, attraverso i fatti, di poter essere un padre presente.
Il femminicidio e l’importanza dell’educazione
Il caso di Elena Palma porta Libera 2 ad affrontare un tema dolorosamente attuale come la violenza di genere. Nel corso dell’intervista, Matteo Martari riflette sulla necessità di intervenire anche sul piano educativo, partendo dall’infanzia.
“I casi sono in aumento e questo è un dato drammatico. Per me è difficilissimo capire questa cosa, anche un po’ per l’educazione che mi è stata data. C’è bisogno di educazione, c’è bisogno di educazione sin da piccoli. Secondo me, una delle possibili soluzioni è proprio l’educazione sin dalle elementari: credo che sia fondamentale”.
Un pensiero che si lega alla centralità del caso affrontato nella fiction e alla possibilità di utilizzare il racconto televisivo per aprire una riflessione su questioni che vanno oltre lo schermo. Attraverso le indagini di Libera, la serie invita infatti a interrogarsi sulle dinamiche della violenza, sull’importanza di non fermarsi alle apparenze e sulla necessità di costruire una cultura del rispetto fin dai primi anni di vita.
Con il ritorno di Libera Orlando e Pietro Zanon, la seconda stagione intreccia così il mistero giudiziario con le vicende personali dei protagonisti, mantenendo al centro il rapporto tra i due e la loro capacità di affrontare insieme verità scomode, segreti e nuove responsabilità.


