Per oltre cinquant’anni, Stephen King ha rappresentato una miniera inesauribile per cinema e televisione. Dai grandi classici horror alle storie più intime e drammatiche, il suo immaginario è stato adattato, riletto e reinventato in decine di film e serie tv. Proprio per questo, sorprende ancora di più il destino di uno dei suoi romanzi più recenti e apprezzati: Billy Summers, pubblicato nel 2021 e rimasto, a distanza di anni, senza una trasposizione sullo schermo.
Fin dalla sua uscita, Billy Summers è stato accolto come uno dei lavori più solidi della “fase crime” di King. Lontano dall’horror soprannaturale, il romanzo racconta la storia di un ex marine diventato sicario, un uomo che accetta incarichi solo contro persone che considera moralmente irrecuperabili. Un codice etico distorto, ma ferreo, che lo colloca nella tradizione degli anti-eroi moderni: personaggi capaci di attrarre il pubblico proprio grazie alla loro ambiguità.
Quello che rende Billy Summers particolarmente affascinante non è però solo la sua struttura da thriller, quanto il modo in cui King scava nella psicologia del protagonista. Billy è un uomo che ha imparato a sopravvivere alla violenza fin dall’infanzia, segnato da un passato fatto di abusi, perdita e colpa. Quando accetta quello che dovrebbe essere il suo ultimo incarico, decide di nascondersi sotto falsa identità, fingendosi uno scrittore in trasferta. Ed è proprio in quel momento che la finzione diventa realtà: Billy inizia davvero a scrivere, trasformando la parola in uno strumento di elaborazione del trauma.
La scrittura diventa così il cuore emotivo del romanzo. Attraverso il manoscritto che Billy compone, il lettore scopre il suo passato, la morte della sorella, l’omicidio che gli ha cambiato la vita e l’ingresso nell’esercito come unica via di fuga. È una scelta narrativa che rende il libro profondamente introspettivo e che, allo stesso tempo, ne complica una possibile trasposizione cinematografica, obbligata a trovare un equilibrio tra azione e introspezione.
A rendere il romanzo ancora più delicato è la relazione tra Billy e Alice, una giovane donna che entra nella sua vita in circostanze traumatiche. Il loro legame, segnato da una forte differenza d’età e da un passato di violenze, è stato spesso indicato come uno degli elementi più complessi da adattare. King non addolcisce nulla: le aggressioni sono raccontate con crudezza, il dolore è centrale e alcuni temi – dagli abusi sessuali alla violenza estrema – richiederebbero uno sguardo registico estremamente consapevole.
Eppure, nonostante queste difficoltà, Billy Summers sembrava destinato a un adattamento rapido. Nel 2022 era stato annunciato un progetto come miniserie, poi trasformato nel 2023 in un film dopo l’acquisizione dei diritti da parte di Warner Bros., con il coinvolgimento di Bad Robot e della Appian Way di Leonardo DiCaprio. Da allora, però, tutto si è fermato. Il progetto risulta ancora “in sviluppo”, senza aggiornamenti concreti né una finestra di uscita.
Il paradosso è evidente. Mai come negli ultimi anni il pubblico ha dimostrato di apprezzare storie crime cupe, personaggi moralmente ambigui e protagonisti segnati dal trauma. Allo stesso tempo, l’interesse per Stephen King è più vivo che mai, come dimostra la quantità di adattamenti usciti o annunciati di recente. In questo contesto, Billy Summers appare come un’occasione mancata: un romanzo intenso, contemporaneo, perfettamente in sintonia con il gusto attuale, ma bloccato in un limbo produttivo difficile da spiegare.
Forse è proprio questa complessità a spaventare. Billy Summers non è un thriller rassicurante né una storia facilmente digeribile. È un romanzo che parla di violenza, colpa, redenzione e memoria, senza mai cercare scorciatoie. Ed è anche per questo che, nonostante l’attesa e le promesse iniziali, il suo adattamento continua a farsi desiderare.
Fonte: CBR
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