Se c’è un volto che, più di altri, è riuscito a trasformarsi in un punto di riferimento trasversale per il cinema americano degli ultimi decenni, quello è Tom Hanks. Due Oscar in bacheca, una filmografia che attraversa generi e generazioni, e una rara capacità di rendere memorabili anche i personaggi più “semplici”: dal cittadino comune travolto dagli eventi all’eroe silenzioso, dal sognatore al professionista integerrimo. Hanks ha costruito la sua carriera su ruoli diventati iconici e spesso legati, in modo diverso, all’immaginario collettivo statunitense. E ora, all’elenco potrebbe aggiungersi una parte tanto affascinante quanto delicata.
Secondo quanto riportato, l’attore è infatti pronto a interpretare il presidente Abraham Lincoln nel prossimo adattamento cinematografico di Lincoln in the Bardo, progetto targato Starburns Industries e tratto dall’omonimo romanzo bestseller di George Saunders. Non solo: Hanks sarà coinvolto anche come produttore, attraverso la sua etichetta Playtone insieme al partner Gary Goetzman. A firmare la sceneggiatura sarà lo stesso Saunders, che si occuperà di adattare il proprio libro per il grande schermo, mentre la regia è affidata a Duke Johnson, autore candidato all’Oscar per Anomalisa, che qui figura anche tra i produttori.
Per Hanks si tratta di un passaggio significativo: nella sua carriera ha già interpretato numerose figure reali, spaziando dall’astronauta Jim Lovell in Apollo 13 al pilota Chesley “Sully” Sullenberger in Sully, passando per Ben Bradlee in The Post, Fred Rogers in A Beautiful Day in the Neighborhood e Walt Disney in Saving Mr. Banks. Eppure, questo sarebbe il suo primo vero ruolo da presidente degli Stati Uniti. Una nota curiosa accompagna l’annuncio: Hanks aveva già narrato e presentato il docudrama Killing Lincoln nel 2013 e, sempre secondo le informazioni diffuse, i due sarebbero anche lontani parenti dal lato materno di Lincoln.
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Il film promette però di non essere l’ennesimo racconto “classico” su Lincoln. Se cinema e televisione hanno spesso esplorato la sua vita pubblica — dalla guida del Paese durante la Guerra Civile all’abolizione della schiavitù, fino all’assassinio del 1865, come nel Lincoln di Steven Spielberg che valse l’Oscar a Daniel Day-Lewis — Lincoln in the Bardo sceglie un’angolazione molto più intima. La storia ruota attorno al rapporto tra Lincoln e il figlio undicenne da poco scomparso, mettendo al centro il lutto del padre e l’impatto emotivo della perdita. Un trattamento alla Hamnet, giusto per citare un film recentissimo che ha giocato sugli stessi temi e angolature.
Anche sul piano visivo il progetto punta a distinguersi: la produzione unirà animazione in stop-motion e live-action per raccontare, attraverso un cast corale di personaggi, «temi di amore, empatia e capacità umana di fronte a un dolore inimmaginabile», con figure «sia vive che morte, storiche e inventate». Una scelta che lascia intuire un film sospeso tra realtà e dimensione simbolica, e che potrebbe offrire a Hanks una delle interpretazioni più insolite della sua filmografia, lontana dal ritratto istituzionale e più vicina a un viaggio emotivo.
Foto: Axelle/Bauer-Griffin/FilmMagic (Getty Images)
Fonte: Deadline
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