Dopo aver ridefinito il Cavaliere Oscuro per una nuova generazione, The Batman ha dimostrato che esiste ancora spazio per raccontare Gotham da una prospettiva diversa, più cupa, realistica e profondamente morale. Il film di Matt Reeves non ha convinto soltanto per l’interpretazione intensa di Robert Pattinson, ma soprattutto per una precisa scelta narrativa: costruire il racconto come un’indagine stratificata, popolata da più figure criminali, tutte parte di un unico sistema corrotto.
Nel primo capitolo, l’Enigmista è il motore principale della storia, ma non è mai un antagonista isolato. Accanto a lui agiscono Carmine Falcone e il Pinguino, ingranaggi dello stesso meccanismo marcio che governa Gotham. Questa coralità di villain non serve a moltiplicare l’azione, bensì ad arricchire il mistero, rendendo la città un personaggio a sé stante, con una sua logica interna e un passato che pesa su ogni scelta.
È proprio questo uno degli aspetti più riusciti di The Batman: la sensazione che il crimine non sia il frutto di singole menti malvagie, ma il risultato di una rete di potere ramificata, in cui politica, giustizia e criminalità organizzata si sovrappongono. Un’impostazione che richiama il noir classico e alcune delle storie più celebri dei fumetti DC, e che ha permesso al film di distinguersi nettamente da altri adattamenti più spettacolari ma meno densi.
Le prime informazioni su The Batman – Part II fanno pensare che questa impostazione non solo verrà mantenuta, ma potrebbe essere ulteriormente approfondita. Il ritorno del Pinguino di Colin Farrell, ormai consolidato come figura dominante del sottobosco criminale, suggerisce una Gotham ancora più instabile, mentre la presenza del Joker interpretato da Barry Keoghan apre scenari inquietanti, anche qualora il personaggio dovesse restare sullo sfondo.
A rendere il quadro ancora più interessante sono le voci legate all’introduzione di Harvey Dent. Se confermata, la sua presenza rafforzerebbe uno dei temi centrali del primo film: il confine sempre più fragile tra giustizia e vendetta. Dent rappresenta l’anello mancante tra il sistema legale e la sua degenerazione, una figura che incarna perfettamente il fallimento delle istituzioni che The Batman ha già messo sotto accusa.
Ciò che rende promettente questo approccio è il precedente stabilito dal primo capitolo. Reeves ha dimostrato di saper gestire più personaggi senza sacrificare la coerenza del racconto, evitando l’effetto sovraffollamento e mantenendo il focus su Batman come osservatore e detective, prima ancora che come vigilante. Se il sequel riuscirà a spingersi oltre, intrecciando ancora meglio i destini dei suoi antagonisti, The Batman 2 potrebbe non limitarsi a replicare una formula vincente, ma perfezionarla.
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Fonte: ScreenRant
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