Con The Batman – Parte II ancora avvolto dal riserbo, ogni nuova informazione sul cast del sequel diretto da Matt Reeves sta diventando terreno fertile per ipotesi e letture incrociate. Dopo la notizia dell’ingresso di Scarlett Johansson in un ruolo non ancora rivelato, la conferma della partecipazione di Sebastian Stan ha acceso immediatamente l’attenzione dei fan, non solo per il peso dei due nomi coinvolti, ma per ciò che la loro presenza potrebbe implicare sul piano narrativo.
Secondo una delle teorie più insistenti, Stan potrebbe interpretare Harvey Dent, figura centrale nell’universo di Batman e perfettamente compatibile con il tono cupo e realistico della saga firmata Reeves. Un’ipotesi che, se confermata, aprirebbe a un elemento che il cinema supereroistico mainstream ha spesso evitato o accantonato: una relazione sentimentale complessa, adulta e destinata a influenzare profondamente l’arco drammatico dei personaggi.
È qui che entra in gioco il confronto con il Marvel Cinematic Universe. Nei fumetti Marvel, i personaggi interpretati per anni da Johansson e Stan – Natasha Romanoff e Bucky Barnes – condividono una relazione intensa e tormentata, mai realmente portata sul grande schermo. Nonostante il potenziale emotivo di quel legame, il MCU ha sempre preferito lasciarlo sullo sfondo, sacrificandolo a favore di una narrazione corale e di equilibri più ampi tra i personaggi.
Le ragioni sono evidenti: entrambi sono stati per lungo tempo comprimari all’interno di storie più grandi, spesso dominanti dal punto di vista dell’azione e del conflitto epico. Inserire una relazione sentimentale strutturata avrebbe richiesto spazio, tempo e centralità narrativa che i film Marvel non erano disposti a concedere. Il risultato è stato un vuoto percepito soprattutto dai lettori dei fumetti, che conoscevano bene la profondità di quel rapporto.
The Batman – Parte II, invece, sembra muoversi su coordinate diverse. L’universo costruito da Reeves è più raccolto, meno affollato, e fondato su una forte introspezione dei personaggi. Se davvero Johansson dovesse interpretare Gilda Gold, storica moglie di Harvey Dent nei fumetti, il film potrebbe finalmente mettere al centro una relazione capace di incidere direttamente sulla trasformazione morale e psicologica di un personaggio chiave, senza relegarla a semplice contorno.
Una scelta del genere permetterebbe anche di distinguere nettamente questa incarnazione di Harvey Dent da quelle precedenti. A differenza della trilogia di Christopher Nolan, che aveva introdotto un personaggio originale come Rachel Dawes, Reeves potrebbe attingere direttamente al canone DC, esplorando un legame coniugale segnato da tensioni, ambiguità e crepe emotive. Un terreno ideale per raccontare la caduta di un uomo giusto in un mondo che non lascia spazio alla rettitudine.
Al momento, è bene sottolinearlo, nulla è stato confermato ufficialmente. Ma il semplice fatto che The Batman – Parte II stia attirando interpreti di questo calibro suggerisce un’ambizione precisa: raccontare una storia supereroistica che non abbia paura di rallentare, di soffermarsi sui rapporti umani e di affrontare dinamiche che altri franchise hanno preferito evitare.
Se così fosse, il sequel potrebbe davvero fare ciò che il MCU non ha mai osato: usare una relazione sentimentale non come fan service, ma come motore drammatico centrale, capace di definire il destino dei suoi personaggi. E in un panorama dominato da universi condivisi sempre più affollati, sarebbe una scelta tutt’altro che scontata.
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