Per decenni Superman è stato raccontato come l’eroe “quasi immortale” per definizione: anche quando perde, quando viene spezzato, quando sembra arrivato al capolinea, l’Uomo d’Acciaio trova sempre un modo per rialzarsi. Fa parte del suo mito, oltre che del suo potere: non tanto l’invincibilità assoluta, quanto l’idea che la speranza non muoia mai davvero insieme a lui. Proprio per questo, quando una storia DC decide di mettere in discussione quel presupposto, il rumore si sente forte.
È ciò che sta succedendo con DC K.O., l’evento a struttura “torneo” che mette i supereroi (e non solo) uno contro l’altro in una competizione brutale orchestrata da Darkseid. La premessa, ufficialmente presentata dalla stessa DC, è quella di una sfida in stile bracket: scontri in cui i partecipanti possono scegliere un’arma e l’obiettivo è arrivare in fondo per fermare Darkseid e il suo progetto di imporre un nuovo ordine cosmico. In palio, per il vincitore, c’è un potere enorme e onnipotente legato alla possibilità di riportare in vita chi si desidera. In altre parole: non è solo una gara, è un patto faustiano in cui ogni colpo pesa quanto una scelta morale.
Nel numero 4, la svolta: Lex Luthor uccide Superman. Non “lo abbatte”, non lo manda in coma kryptoniano in attesa dell’inevitabile ritorno, ma lo elimina e si prende la vittoria del torneo, diventando il King Omega. La ricostruzione dell’episodio racconta un finale in cui restano in piedi i due rivali storici, con Darkseid a osservare e a pretendere uno scontro diretto per la supremazia. Superman prova a chiamare Luthor a una collaborazione per abbattere il vero nemico, ma l’altro rifiuta: lo colpisce con un attacco devastante e lo uccide sul colpo, assicurandosi la corona dell’evento e preparando il terreno allo scontro successivo con Darkseid.

Se tutto questo suona come un tabù infranto, è perché Superman “è già morto” nella storia DC, ma quasi sempre in un contesto in cui la morte è parte di un arco più grande di caduta e rinascita. L’esempio più famoso resta The Death of Superman del 1992-1993, in cui Kal-El muore nello scontro con Doomsday e l’universo DC affronta il lutto prima del suo ritorno. La differenza, qui, è nell’autore del colpo finale: non un mostro creato per uccidere, ma l’uomo che da sempre vuole dimostrare di poter battere Superman con intelligenza, ossessione e tecnologia. E il messaggio, per come viene messo in scena, è chiarissimo: in DC K.O. non esistono esiti scontati, e neppure Superman è al riparo da una fine “vera”.
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