C’è un suono che, più di qualsiasi tema musicale, basta da solo a evocare Star Wars: il ronzio vivo della spada laser, quel misto di vibrazione elettrica e minaccia imminente che cambia appena un personaggio muove il braccio. È un effetto talmente iconico da essere diventato un linguaggio universale, riconoscibile anche da chi non ha mai visto un film della saga. Eppure, dietro quel “vruuum” impossibile non c’è magia digitale: c’è un’idea di sound design sorprendentemente concreta, fatta di registrazioni reali e di un trucco che, almeno in parte, si può replicare anche tra le mura di casa.
Il punto di partenza è il lavoro di Ben Burtt, storico sound designer di Star Wars, che per costruire il timbro della spada laser non inventò un suono da zero, ma assemblò elementi molto diversi tra loro. La base del ronzio continuo, il cosiddetto “hum”, arrivò dalla registrazione del motore di un proiettore cinematografico 35mm acceso a vuoto: un rumore meccanico regolare, quasi “musicale”, perfetto per diventare la colonna portante dell’effetto. Su quella traccia Burtt innestò poi una componente più elettrica: il “buzz” e le interferenze tipiche di un televisore a tubo catodico (i vecchi CRT), quel fruscio/ronzio che si può percepire avvicinando un microfono o una sorgente sensibile a un apparecchio del genere.
Ed è qui che nasce l’idea del “farlo in cas”. Non serve una TV rotta, e nemmeno basta lo “statico” come lo immaginiamo: la chiave è l’interferenza, un disturbo che può emergere quando un microfono registra in prossimità di certe apparecchiature elettroniche e varia al cambiare della posizione. Quella variazione è fondamentale, spiega perché la spada laser non suona mai identica: quando l’arma si muove, il suono “ondeggia”, si apre e si chiude, come se respirasse. Nel processo originale, queste oscillazioni venivano poi controllate e sincronizzate con l’azione, trasformando un rumore grezzo in un effetto dinamico e credibile.
In sintesi: la spada laser è un collage di realtà. Un motore che ronza, un’interferenza elettronica che graffia il suono, e un movimento che lo modula. Il risultato è talmente potente da sembrare futuristico, ma nasce da oggetti e fenomeni quotidiani: proprio il tipo di alchimia pratica che ha reso Star Wars un universo così “vero” anche quando parla di galassie lontane.
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