Rilanciato 17 anni fa, questo franchise horror non ha mai avuto la seconda possibilità che merita

Nel 2001 Michael Bay, Brad Fuller e Andrew Form fondano Platinum Dunes con l’obiettivo di riportare al cinema alcuni dei grandi classici horror degli anni ’70 e ’80, aggiornandoli per una nuova generazione. Dopo il successo commerciale di The Texas Chainsaw Massacre (2003) e l’altrettanto redditizio – seppur meno incisivo – The Amityville Horror (2005), lo studio decide di puntare su uno dei titoli più iconici dello slasher moderno.

Il 13 febbraio 2009 arriva nelle sale Venerdì 13, reboot della storica saga dedicata a Jason Voorhees. A 17 anni di distanza, quel film resta un caso singolare nella storia del franchise: un rilancio che funzionò al botteghino, ma che non ebbe mai un vero seguito diretto.

Diretto da Marcus Nispel, il film rilegge le origini di Jason combinando elementi dei primi capitoli della saga. L’operazione non era un semplice remake del film del 1980, ma una sorta di “sintesi moderna” dei momenti chiave del mito di Crystal Lake. Il risultato fu uno slasher più crudo, più veloce, con un Jason fisicamente imponente e brutale, pensato per il pubblico degli anni 2000.

Il film incassò oltre 90 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget contenuto, numeri più che solidi per un horror vietato ai minori. Sembrava l’inizio di una nuova fase per la saga, anche perché in quegli anni il filone dei reboot horror stava vivendo un momento di forte espansione. Eppure, contro ogni previsione, quel rilancio non generò una nuova serie di capitoli collegati.

Nel tempo si sono susseguiti annunci, tentativi di sequel, problemi legali legati ai diritti del personaggio e cambi di strategia produttiva. Ma la versione di Jason introdotta nel 2009 non ha mai avuto la possibilità di evolversi in una vera e propria nuova trilogia o in un arco narrativo coerente.

A distanza di quasi due decenni, Venerdì 13 (2009) resta quindi un episodio isolato: un film che ha dimostrato quanto il personaggio sia ancora potente nell’immaginario collettivo, ma che non ha mai ottenuto quella “seconda possibilità” che, nel mondo dell’horror, è quasi una regola non scritta.

E forse è proprio questo il paradosso più interessante: uno dei franchise più longevi e prolifici del genere, rilanciato con successo, ma incapace di trasformare quel momento in un nuovo inizio duraturo.

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