Con Buddy, il cinema horror torna a mettere le mani sull’immaginario dell’infanzia per trasformarlo in qualcosa di profondamente disturbante. Il film segna il debutto nel lungometraggio di Casper Kelly, autore già noto per le sue collaborazioni con Adult Swim e per cortometraggi diventati virali come Too Many Cooks. Questa volta, Kelly porta sul grande schermo un horror vietato ai minori che prende di mira uno dei territori più rassicuranti della cultura pop: la televisione per bambini.
Buddy è ambientato all’interno di un fittizio programma televisivo per l’infanzia, in cui un gruppo di ragazzi vive avventure magiche insieme a Buddy, un unicorno giocattolo che prende vita quando viene chiamato. All’apparenza, il mondo dello show è colorato, accogliente e privo di pericoli. Ma quando Freddy, una delle protagoniste, inizia a notare dettagli sempre più inquietanti nel comportamento di Buddy e nelle regole non dette che governano quello spazio, la favola comincia a incrinarsi. La scoperta della verità dietro lo show trasforma rapidamente l’incanto in un incubo.
Kelly ha spiegato che l’idea del film nasce da una riflessione maturata già da bambino, quando si interrogava su cosa accadesse davvero ai personaggi dei programmi TV una volta spente le telecamere. Quella che sembrava una fantasia innocente si è col tempo trasformata in una domanda più oscura: quei mondi perfetti erano davvero luoghi sicuri, o prigioni mascherate da intrattenimento? Buddy parte proprio da questa inquietudine, esplorando il confine tra controllo, finzione e identità.
Il film è co-scritto da Kelly insieme a Jamie King e vanta un cast di primo piano. Keegan-Michael Key presta la voce a Buddy, dando al personaggio un equilibrio sottile tra carisma, minaccia e fragilità. Accanto a lui ci sono Delaney Quinn, Cristin Milioti, Topher Grace, Patton Oswalt e Michael Shannon. Un ensemble che contribuisce a rendere credibile e inquietante un mondo che oscilla costantemente tra il grottesco e il tragico.
Dal punto di vista visivo, Buddy punta fortemente su scenografie pratiche, pupazzi e oggetti reali, evitando il più possibile l’uso del digitale. Kelly ha sottolineato quanto fosse importante dare fisicità a questo universo, richiamando suggestioni che vanno da Il mago di Oz a Pee-wee’s Playhouse, passando per l’estetica artificiale dei set televisivi anni ’80 e ’90. Il risultato è un mondo che sembra familiare, ma che risulta sempre leggermente “sbagliato”, come se qualcosa non tornasse mai del tutto.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla costruzione emotiva dell’antagonista. Buddy non è un semplice mostro, ma una figura ambigua, incapace di sostenere l’immagine che gli viene imposta e pronta a reagire nel modo peggiore possibile quando quell’equilibrio si spezza. Un approccio che rende l’horror del film meno immediato e più disturbante, perché affonda le radici in dinamiche riconoscibili.
Buddy sarà presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2026, nella sezione Midnight, tradizionalmente dedicata alle opere di genere più audaci. Al momento il film non ha ancora una distribuzione ufficiale, ma la sua presenza a Sundance lo posiziona già come uno degli horror indipendenti più discussi dell’anno.
Trasformando un’icona dell’infanzia in una creatura inquietante e fuori controllo, Buddy si inserisce in quella corrente di horror contemporaneo che usa la nostalgia non per rassicurare, ma per destabilizzare. Un debutto che promette di lasciare il segno, soprattutto per chi è cresciuto davanti alla TV convinto che quei mondi fossero davvero innocui.
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