Stabilire quale sia il “peggior film di sempre” è una discussione che va avanti da decenni. C’è chi tira in ballo Plan 9 from Outer Space, chi non perdona The Room, e chi è pronto a giurare che esistano disastri ancora peggiori. Ciò che accomuna questi titoli, però, è un paradosso affascinante: sono film nati con intenzioni serie, ma diventati immortali proprio perché clamorosamente sbagliati. È su questo terreno che si muove Best Worst Movie, un documentario che riesce nell’impresa di essere infinitamente più interessante, coinvolgente e umano del film da cui prende spunto.
Diretto da Michael Stephenson, che nel 1990 interpretava il giovane protagonista di Troll 2, il documentario ricostruisce la storia di uno degli horror più famigerati di sempre. Troll 2 è un oggetto cinematografico quasi impossibile da spiegare: non ha collegamenti reali con il primo Troll, non presenta veri troll e mette in scena una storia delirante di goblin vegetariani che trasformano le persone in vegetali per poi mangiarle. Il tutto condito da recitazione disastrosa, dialoghi surreali, costumi ridicoli ed effetti speciali ai limiti dell’imbarazzo.
Eppure, proprio questa somma di errori ha trasformato Troll 2 in un cult involontario, celebrato negli anni da proiezioni-evento, serate collettive, citazioni urlate in sala e un fandom sorprendentemente affezionato. Best Worst Movie parte da qui, ma fa una scelta intelligente: invece di limitarsi a ridere del film, prova a capire perché un disastro del genere sia riuscito a sopravvivere e, anzi, a creare una comunità.
Il documentario segue Stephenson nel suo viaggio alla riscoperta del passato, mentre rintraccia attori e membri della troupe che, nella maggior parte dei casi, hanno completamente abbandonato il cinema. Ne emerge un ritratto tenero e malinconico di persone che avevano sogni sinceri e che, pur rendendosi conto col tempo di aver partecipato a qualcosa di “sbagliato”, non avevano mai immaginato che quel fallimento sarebbe diventato una sorta di seconda vita.
Il cuore emotivo del racconto si concentra soprattutto su due figure agli antipodi. Da un lato c’è George Hardy, interprete del padre di famiglia, oggi dentista, che ha scelto di abbracciare il mito di Troll 2, partecipando a convention e proiezioni con ironia e autoironia. Hardy è “dentro la battuta” e ha trasformato un possibile motivo di vergogna in un’esperienza di condivisione. Dall’altro lato c’è il regista Claudio Fragasso, che difende il film con serietà assoluta e fatica a comprendere perché il pubblico rida in scene che, nelle sue intenzioni, dovevano essere drammatiche. Il contrasto tra questi due sguardi racconta molto del rapporto tra autori, pubblico e fallimento artistico.
Best Worst Movie non offre risposte definitive su come nasca un cult “so-bad-it’s-good”, ma mette in scena qualcosa di più prezioso: il modo in cui le persone reagiscono a un insuccesso. C’è chi lo rifiuta, chi lo giustifica, chi lo sublima e chi lo trasforma in occasione di incontro. In questo senso, il documentario diventa una riflessione sorprendentemente empatica sul cinema, sull’ego creativo e sulla capacità del pubblico di dare nuovi significati alle opere, anche quando queste sfuggono completamente al controllo dei loro autori.
Alla fine, Best Worst Movie dimostra che dietro anche al “peggior film di sempre” non ci sono solo risate e meme, ma persone reali, ambizioni sincere e il bisogno profondamente umano di appartenere a qualcosa. Ed è per questo che il documentario riesce là dove Troll 2 fallisce: non come film, ma come esperienza emotiva e culturale.
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