Questo ambizioso film italiano ha fatto tremare Walt Disney, ma oggi nessuno lo ricorda

Ad oggi ogni fan Disney che si rispetti, riconosce l’impatto e l’importanza di Fantasia, l’ambizioso film a episodi del 1940 concepito da Walt Disney come una visionaria sperimentazione artistica nata dal desiderio di fondere musica classica e animazione in una sola opera, e creare con esso un vero e proprio dialogo ideale tra la cultura popolare e quella considerata d’élite.

Dalla sua uscita in poi, Fantasia ha impresso il suo marchio nella mente e nel cuore di intere generazioni di artisti, ponendosi come ispirazione alla base di molte altre iniziative cinematografiche successive. Tra queste, ve ne è tuttavia una interamente italiana che ha rappresentato la più ambiziosa risposta al capolavoro animato, lanciando un vero e proprio “guanto di sfida” a Walt Disney.

Nel 1976 il disegnatore e animatore Bruno Bozzetto ha infatti dato vita a Allegro ma non troppo, film a tecnica mista che, pur non nascondendo la sua natura fortemente debitrice nei confronti del capolavoro del 1940, è riuscita a rinnovare l’operazione disneyana portando sullo schermo una visione dal tocco profondamente poetico che intrisa da una forte dose di ironia e satira.

Al pari di Fantasia, il titolo Allegro ma non troppo prende spunto da un vero termine musicale, facendo riferimento all’espressione agogica riguardante la velocità esecutiva di un brano. Il parallelismo tra i due film prosegue anche nella struttura, dal momento che Bozzetto ha concepito la sua opera come un programma di concerti che alterna sequenze animate a intermezzi dal vivo. Tuttavia, una profonda differenza tra i due emerge nel loro fattore estetico.

Le sequenze live-action di Allegro ma non troppo sono infatti girate in bianco e nero. Queste hanno luogo in un teatro in rovina, dove un presentatore truffaldino si impegna con scarsa successo a mantenere il controllo di una produzione in totale disfacimento, che vede un direttore d’orchestra dispotico, un’orchestra di vecchie signore in abiti Belle Époque prelevate da un ospizio, e un disegnatore incatenato che cerca disperatamente di ribellarsi alla realtà che lo circonda con la forza dell’immaginazione.

Allegro ma non troppo è composto da sei segmenti animati i quali – a parte uno – si pongono come interpretazioni libere e originali dei brani prescelti, ribaltando il principio di Fantasia e proponendo una riflessione sull’assurdità del mondo e sulla fragilità dell’esistenza umana. Come testimoniato nel corso dell’esecuzione del Valse triste di Jean Sibelius, dove un vecchio gatto nero si aggira tra le rovine di una casa abbandonata ricordando la vita che fu, il tono spazia dal surreale al dolceamaro, lasciando spazio a cambi di registro imprevedibili e sorprendenti.

Nel Concerto in Do maggiore di Vivaldi, un’ape infastidita da una coppia di amanti si lancia in una danza grottesca; nel Preludio al pomeriggio di un fauno di Debussy, un vecchio satiro tenta invano di riconquistare la giovinezza perduta. Tuttavia è con il Boléro di Maurice Ravel che Bozzetto firma la sequenza più iconica e abbagliante del film. Il segmento, dichiaratamente ispirato alla Sagra della Primavera di Fantasia, racconta l’evoluzione della vita a partire da una goccia di sciroppo fuoriuscita da una bottiglia di Coca-Cola lasciata sulla Luna dagli astronauti, dalla quale prende vita un’intera civiltà, destinata, ironicamente, a ripetere gli stessi errori dell’umanità.

Tale sequenza è considerata la più simbolica e significativa di Allegro ma non troppo, il quale è ad oggi considerato uno dei film animati più importanti della storia italiana. Visivamente ipnotico, sarcastico e profondamente umanista, il film di Bozzetto è riuscito a porsi allo stesso tempo come parodia e tributo, satira e poesia, ricevendo inoltre il plauso e l’ammirazione del celebre animatore Disney e dello stesso Fantasia Ward Kimball, il quale non esitò a proporlo ai suoi studenti come soggetto di studio.

Se l’ammirazione verso Allegro ma non troppo non è mai scemata, nel nuovo millennio ha poi assunto i crismi dell’ufficialità quanto nel 2013 il Walt Disney Family Museum di San Francisco dedicò un’intera mostra allo stesso Bruno Bozzetto, celebrando la sua visionaria opera e la sua forza sovversiva.

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Foto: MovieStillsDB

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