Da quasi un secolo i premi Oscar rappresentano il riconoscimento più prestigioso del cinema mondiale, una cerimonia che ambisce a celebrare l’arte cinematografica in tutte le sue forme. Nel corso degli anni l’Academy ha modificato regole, ampliato il numero dei candidati al Miglior Film e rinnovato profondamente il proprio corpo elettorale, cercando di adeguarsi ai cambiamenti dell’industria e della società. Eppure, nonostante queste evoluzioni, resta una contraddizione difficile da ignorare: esiste una categoria di film che, nella storia degli Oscar, non è mai riuscita a ottenere nemmeno una candidatura al premio più importante.
Si tratta dei documentari. Nonostante l’Academy preveda da decenni una categoria dedicata al Miglior Documentario, nessun film di non-fiction è mai stato nominato come Miglior Film, nemmeno dopo l’espansione della rosa a dieci titoli. Un dato che colpisce, soprattutto se si considera il peso culturale e storico di opere che hanno segnato profondamente il cinema e il dibattito pubblico. Film come Harlan County, USA, Hoop Dreams o, più recentemente, il vincitore dell’Oscar come miglior documentario No Other Land hanno raccontato con rigore e profondità conflitti sociali, trasformazioni culturali e tragedie umane, senza però riuscire a superare la barriera simbolica che separa il documentario dal premio principale.
Il meccanismo stesso degli Oscar contribuisce a questa esclusione. I documentari sono confinati in categorie specifiche, una per i cortometraggi e una per i lungometraggi, che finiscono per isolarli dal resto della competizione. A differenza dei film di finzione, inoltre, non possono contare su candidature in altre categorie di peso come quelle attoriali o di sceneggiatura, né beneficiano del sostegno dei premi dei principali sindacati, elementi che spesso rafforzano la corsa al Miglior Film. Al momento del voto finale, il ramo dei documentari risulta numericamente marginale rispetto al resto dell’Academy, e non sono mancate ammissioni da parte dei membri di non riuscire a vedere tutti i titoli in gara.
La questione è emersa con forza già negli anni Novanta, quando Hoop Dreams (storia di due adolescenti afroamericani di Chicago che coltivano il sogno di diventare giocatori professionisti di basket) venne clamorosamente escluso non solo dal Miglior Film, ma persino dalla categoria Miglior Documentario. L’episodio suscitò una reazione tale da spingere critici come Gene Siskel e Roger Ebert a intervenire pubblicamente, contribuendo a una riforma del sistema di voto e alla creazione di un ramo dedicato ai documentari all’interno dell’Academy. Nonostante ciò, il problema di fondo non è mai stato risolto.
Anche casi successivi hanno alimentato il dibattito. Fahrenheit 9/11, vincitore della Palma d’Oro e fenomeno al botteghino, rimase fuori dalle nomination in un clima politico segnato dal patriottismo post-11 settembre, mentre altri documentari premiati hanno continuato a essere percepiti come opere “a parte”, rilevanti ma non abbastanza da competere con il cinema di finzione. Oggi, in un’epoca in cui l’Academy sembra più attenta all’attualità e all’impatto sociale delle storie raccontate, l’assenza dei documentari tra i candidati al Miglior Film resta una delle anomalie più evidenti e discusse nella storia degli Oscar.
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