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Portobello, intervista Maiorino, Bobulova e Maggiora Vergano

Portobello, intervista Maiorino, Bobulova e Maggiora Vergano

Intervista a Irene Maiorino, Barbora Bobulova e Romana Maggiora Vergano

Dal 20 febbraio su HBO Max, Portobello riporta sullo schermo una delle pagine più controverse e dolorose della giustizia italiana: il caso di Enzo Tortora. Una vicenda che ha segnato il 1983 e che oggi, a distanza di decenni, continua a interrogare il presente con una forza sorprendente.

Abbiamo intervistato il cast della serie – Barbora Bobulova nel ruolo di Anna Tortora, Romana Maggiora Vergano in quello di Francesca Scopelliti e Irene Maiorino nei panni di Nadia Marzano – per capire quanto questa storia parli ancora a noi.

La contemporaneità di una storia antica

Barbora Bobulova sottolinea come il progetto sia in cantiere da molti anni, e che la coincidenza con il momento storico attuale sia solo casuale: “Penso che questa serie è stata preparata molti anni fa e sono tanti anni che la stanno preparando, per cui la casualità che cade proprio in questo momento è una pura casualità… È una parabola umana, sull’errore umano, sulla disperazione, sulla tragedia umana che Enzo Tortora ha vissuto.”

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Romana Maggiora Vergano riflette sull’importanza del messaggio internazionale della serie: “Spero che questa serie possa essere un monito sulla delicatezza e la fragilità dei processi e del sistema giudiziario in generale. Quanto sia importante sostenere la presunzione di innocenza fino alla fine… lo vedo anche sui social: questo abuso di potere, questa fame di giudicare, di puntare il dito, di umiliare e devastare vite senza avere la certezza di ciò che si sta dicendo.” E aggiunge sul potenziale appeal per il pubblico oltre oceano: “Tolta la parte tragica della storia, la serie può essere anche molto avvincente, quasi un vero procedural, raccontando uno spaccato della nostra storia pur mantenendo una vena accattivante.”

Irene Maiorino amplia la riflessione sottolineando l’universalità della vicenda: “Questa storia, come dice anche Marco Bellocchio, dell’ingiustizia e di quello che succede a livello mediatico, è un pretesto per raccontare gli animi più bassi dell’essere umano. Questo è internazionale ed è universale. Oltre le epoche e i continenti… questi sentimenti possono portare a una bassezza d’animo tale da infliggere un’ingiustizia, e nonostante questo, la vicenda non è troppo lontana da noi, né da nessun immaginario di epoca, generazione o estrazione sociale.”

Bobulova racconta come abbia costruito il personaggio di Anna Tortora, figura chiave nella vicenda: “Non avevo tanti riferimenti a Tortora vera perché è stata una donna molto discreta, sempre dietro le quinte. L’unico filmato in cui si è concessa è un’intervista a Enzo Biagi dopo l’arresto… mi sono aggrappata a quel video. Credo che senza di lei Tortora avrebbe avuto molte più difficoltà ad affrontare tutto.”

L’intesa tra personaggi

Romana Maggiora Vergano parla del rapporto con il collega Fabrizio Gifuni nel dare vita ai loro personaggi, sottolineando l’importanza dei silenzi e della fiducia reciproca: “Guardandoci negli occhi, l’intesa è immediata. Ci basta una presenza fisica, costante ma mai invadente, e una sceneggiatura scritta meravigliosamente. Noi comunichiamo molto attraverso i corpi e gli sguardi, per cui c’è una grande fiducia e tanta emozione nel ritrovarci.”

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La serie, con il suo intreccio di ingiustizia, tragedia umana e relazioni profonde, promette di catturare l’attenzione non solo del pubblico italiano, ma anche internazionale, raccontando un pezzo di storia che ancora oggi riesce a parlare al cuore e alla coscienza dello spettatore.

L’intervista completa la trovate in apertura di articolo.

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