Portobello: intervista Alessandro Preziosi, Lino Musella e Alesi

Intervista Alessandro Preziosi, Lino Musella e Fausto Russo Alesi

Dal 20 febbraio su HBO Max, Portobello riporta sullo schermo una delle pagine più controverse e dolorose della giustizia italiana: il caso di Enzo Tortora. Una vicenda che ha segnato il 1983 e che oggi, a distanza di decenni, continua a interrogare il presente con una forza sorprendente.

Abbiamo intervistato il cast della serie – Alessandro Preziosi nel ruolo di Giorgio Fontana, Lino Musella in quello di Giovanni Pandico e Fausto Russo Alesi nei panni di Diego Marmo – per capire quanto questa storia parli ancora a noi.

Un passato che assomiglia troppo al presente

Alla domanda sui parallelismi tra l’Italia del 1983 e quella di oggi, Alessandro Preziosi non ha dubbi. “Un bel parallelismi, gratuiti sono tantissimi quelli che in qualche modo mettono sulla bilancia un’Italia che non ama prendere posizione sulle cose. Sicuramente l’augurio è che questo parallelismo trasformi l’opinione pubblica su queste vicende che non sono solo giudiziarie ma anche profondamente sociologiche in qualcosa di più concreto e tangibile.”

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Per l’attore, Portobello diElisa di Rivombrosa non è solo una ricostruzione storica, ma uno specchio che costringe a guardarsi dentro: “Credo che l’obiettivo di tutto questo […] crei nelle persone non soltanto l’ammirazione verso l’opera ben fatta, ma anche verso un parallelismo che si deve infrangere e diventare un coccio rotto e lasciare allo spettatore il fatto di rimettere insieme queste gocce, di capirne un po’ di più.”

Un’immagine potente, quella del “coccio rotto”, che restituisce la volontà della serie di non anestetizzare lo spettatore, ma di metterlo davanti alle proprie responsabilità.

L’ingiustizia è sempre contemporanea

Lino Musella individua un momento preciso della serie che ne riassume l’essenza: “C’è un’immagine della serie che mi ha spiegato un po’ di intenti ed è che quando Enzo Tortora […] agli arresti domiciliari guarda questo filmato […] che racconta le torture fatte a un uomo e lui disperato dice: “E succede ancora, succede ancora”. Quindi in fondo l’ingiustizia di uomini verso altri uomini è qualcosa che è precedente, è attuale e ci faremo i conti sempre.”

Il senso di ciclicità dell’errore umano, dell’ingiustizia che si ripete, rende Portobello una storia tutt’altro che chiusa nel passato.

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Anche Fausto Russo Alesi sottolinea quanto la serie possa parlare alle nuove generazioni: “Sono molto curioso di vedere quale riverbero possa avere anche sui giovani che magari non conoscevano Tortora, non hanno vissuto per niente quella storia lì. […] Penso che la serie si muove su sentimenti e dinamiche che sono universali comunque tra gli esseri umani e che purtroppo si ripropongono.”

E aggiunge una riflessione sul ruolo dell’arte: “L’arte è una chance di potere guardare le cose anche con una certa distanza e provare a capire quando dobbiamo alzare la mano e dire: ho fallito o ho sbagliato.”

Media, opinione pubblica e responsabilità collettiva

Uno dei temi centrali di Portobello è il rapporto tra media e giustizia. Quanto pesa il racconto mediatico nel trasformare un uomo in colpevole prima ancora di un processo? Preziosi offre una lettura spiazzante:

“Io fino alla visione consapevole della serie […] pensavo che la colpa dei media fosse dovuta a Berlusconi, che questo senso ambiguo […] fosse legato a una televisione che doveva indottrinare la gente. Ma oggi ci si accorge di quanto la semina non sia fatta dai media, ma dalla gente.”

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E conclude con una riflessione amara ma lucidissima: “Improvvisamente ci si accorge di quanto la gente avesse in quella circostanza il potere di decidere, di andare dietro a quanto potesse determinare la sorte di un uomo. Ed è stato forse un momento storico che questa serie sottolinea con grande evidenza.”

Portobello non punta il dito solo contro le istituzioni o i mezzi di comunicazione, ma interroga la responsabilità collettiva, il ruolo dell’opinione pubblica, la facilità con cui si può contribuire – anche passivamente – alla costruzione di una colpa. Una serie che parte dal 1983 ma parla chiaramente al 2026.

L’intervista completa la trovate in apertura di articolo.

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