Non so chi sia questa stron*a: Chris Pratt se la prende con lattrice del momento

Negli ultimi mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata al cinema si è acceso come poche altre volte, dividendo Hollywood tra entusiasmo, timori e prese di posizione molto nette. In questo contesto è finito anche Chris Pratt, che si è ritrovato a commentare il caso di una “collega” diventata improvvisamente famosissima pur non avendo mai recitato davvero in un film. Una polemica che difficilmente potrà ferire la diretta interessata, dal momento che non ha emozioni né sentimenti, ma che ha comunque acceso i riflettori su uno dei temi più discussi dell’industria contemporanea.

A margine della première newyorkese di Mercy, film in cui interpreta un uomo che deve essere giudicato per omicidio proprio da un’AI, Pratt ha parlato apertamente della paura che l’intelligenza artificiale possa rimpiazzare gli attori in carne e ossa, liquidando senza mezzi termini il caso di Tilly Norwood, performer sintetica che ha fatto discutere festival e addetti ai lavori. L’attore ha spiegato di non sentirsi affatto minacciato e di considerare eccessivo l’allarmismo che circonda figure come quella di Norwood. «Non ho la sensazione che qualcuno mi sostituirà con l’AI», ha dichiarato. Subito dopo, il riferimento diretto alla “star” del momento: «Ho sentito parlare di questa Tilly Norwood, penso che sia tutta una stron*ata. Non l’ho mai vista in un film. Non so chi sia questa stron*a. È tutto finto finché non diventa qualcosa».

Parole forti, che riassumono bene lo scetticismo di Pratt verso l’idea di attori digitali pronti a prendere il posto di quelli reali. Nel suo intervento, l’attore ha però chiarito di non essere contrario all’intelligenza artificiale in sé, riconoscendone le potenzialità se usata nel modo corretto. Secondo Pratt, esistono applicazioni dell’AI che non mettono a rischio il lavoro umano e che possono rivelarsi «uno strumento straordinario nelle mani giuste». Allo stesso tempo, ha ammesso che la tecnologia «inevitabilmente sconvolgerà l’industria», pur restando convinto che «grandi registi» continueranno comunque a realizzare «grandi film».Il punto centrale, per Pratt, resta ciò che distingue l’essere umano da qualsiasi algoritmo. «Non credo che potrai sostituire l’anima umana di un regista, o di uno sceneggiatore, o di un attore, o di un cantante, o di tutte queste cose che richiedono desiderio umano, sofferenza e visione nell’arte», ha spiegato, sottolineando come la dimensione emotiva e creativa resti insostituibile.

Ma chi è davvero Tilly Norwood, la figura che ha scatenato reazioni tanto accese? Si tratta di una performer sintetica basata sull’intelligenza artificiale, creata dalla comica olandese Eline Van der Velden. La sua presentazione allo Zurich Film Festival la scorsa estate, accompagnata dall’annuncio che avrebbe presto firmato con un’agenzia di rappresentanza, ha provocato una dura reazione da parte dell’industria. SAG-AFTRA ha espresso forte preoccupazione, parlando «del problema dell’utilizzo di performance rubate per mettere gli attori fuori dal lavoro, mettendo a rischio i mezzi di sussistenza dei performer e svalutando l’arte umana».Di fronte alle critiche, Van der Velden ha difeso la sua creazione sostenendo che Tilly non debba essere vista come una minaccia: «Non una sostituzione di un essere umano, ma un’opera creativa – un’opera d’arte». Una posizione che non ha convinto tutti, ma che dimostra quanto il confine tra sperimentazione artistica e timori occupazionali sia oggi più sottile che mai.

Pratt, in ogni caso, non è l’unico a essersi espresso sul tema. Anche Leonardo DiCaprio, nei mesi scorsi, ha ribadito la propria diffidenza verso l’AI nel cinema, affermando che la mancanza di umanità le impedisce di essere considerata vera arte. «Potrebbe essere uno strumento di potenziamento per un giovane filmmaker per fare qualcosa che non abbiamo mai visto prima –ha detto – Penso che qualsiasi cosa venga considerata autenticamente arte debba provenire dall’essere umano». Una riflessione che si inserisce perfettamente in un dibattito destinato a proseguire ancora a lungo.

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Foto: Jason Mendez/Getty Images for Amazon MGM Studios

Fonte: Variety

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