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Non riuscirete più a dormire: secondo molti questo è il film più terrificante mai fatto

«Non riuscirete più a dormire»: secondo molti questo è il film più terrificante mai fatto

Nel vasto panorama dell’horror, ci sono film che cercano lo spavento immediato e altre che preferiscono insinuarsi lentamente nella mente dello spettatore, lasciando un segno difficile da cancellare. Threads (Ipotesi sopravvivenza) appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: un film che non punta su mostri o colpi a sorpresa, ma su una paura più sottile e persistente, capace di accompagnare chi lo guarda ben oltre i titoli di coda. Non sorprende che, a distanza di anni, molti spettatori continuino a definirlo il film più terrificante di sempre, confessando di aver faticato a dormire dopo la visione.

Prodotto dalla BBC e trasmesso per la prima volta nel 1984, Threads è diretto da Mick Jackson e scritto da Barry Hines. Più che raccontare una storia, il film costruisce un’ipotesi spietatamente concreta di ciò che potrebbe accadere in seguito a un conflitto nucleare. L’ambientazione scelta è Sheffield, una città inglese qualunque, proprio per rafforzare l’idea che quanto mostrato non riguardi un futuro lontano o astratto, ma una realtà potenzialmente vicina. Nella prima parte, il racconto si concentra sulla normalità quotidiana, sulle piccole preoccupazioni e sulle relazioni personali, mentre sullo sfondo cresce una tensione internazionale sempre più palpabile. Quando l’attacco atomico arriva, l’impatto è devastante e definitivo.

Da quel momento in poi, Threads non concede tregua. La società collassa rapidamente, lasciando spazio a un mondo dominato da malattie da radiazioni, scarsità di risorse, violenza e perdita totale di ogni riferimento civile. Il film segue le conseguenze dell’esplosione per oltre un decennio, arrivando a mostrare un’umanità profondamente regredita, in cui persino il linguaggio e l’istruzione sembrano svanire. È un viaggio senza consolazione, che rifiuta qualsiasi spiraglio di speranza.

L’effetto sul pubblico, ieri come oggi, è stato fortissimo. C’è chi ha scritto: «Mi ha terrorizzato completamente»; chi ha ammesso: «L’ho visto per la prima volta di recente e non riesco a smettere di pensarci»; e chi ancora ha confessato: «Quel film mi ha segnato per sempre». Non manca chi lo definisce apertamente «uno dei film britannici più spaventosi mai realizzati», a dimostrazione di come la sua forza non si sia affievolita con il passare del tempo.

Uno degli aspetti più disturbanti di Threads è il suo stile quasi documentaristico. Jackson si ispira apertamente a The War Game del 1966, altro celebre film della BBC sul tema nucleare, rimasto a lungo invisibile al pubblico perché ritenuto troppo scioccante. Anche qui la regia adotta uno sguardo freddo e distaccato, accompagnato da immagini di distruzione che non cercano mai di addolcire la realtà. La cura per il realismo è estrema: per descrivere il comportamento dei sopravvissuti, gli autori si basarono sulle testimonianze dei superstiti di Hiroshima e Nagasaki, mentre gli effetti delle radiazioni furono ricostruiti consultando studi scientifici, inclusi quelli di Carl Sagan.

A rendere il tutto ancora più credibile contribuisce la scelta del cast. Karen Meagher e Reece Dinsdale interpretano Ruth e Jimmy, una giovane coppia che affronta una gravidanza inattesa mentre il mondo intorno a loro precipita verso il disastro. La loro figlia Jane, interpretata da Victoria O’Keefe, diventa nel corso del film il simbolo di una generazione cresciuta tra macerie e ignoranza. L’assenza di volti famosi non è casuale: Jackson voleva eliminare qualsiasi filtro tra lo spettatore e la storia, arrivando persino a coinvolgere come comparse attivisti della Campagna per il Disarmo Nucleare.

Oggi, in un contesto globale in cui il timore di conflitti su larga scala non è mai del tutto scomparso, Threads conserva una potenza inquietante. A differenza di molte opere post-apocalittiche moderne, non offre avventura né evasione, ma un futuro possibile mostrato con lucidità implacabile. Ed è proprio questa onestà brutale a renderlo, ancora adesso, così difficile da dimenticare.

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