Mi ha tolto il fiato: per Stephen King, questo film horror del 1980 resta uno dei più spaventosi di sempre

Stephen King è conosciuto non solo come maestro dell’orrore letterario, ma anche come spettatore instancabile del genere. Nel corso degli anni, lo scrittore ha condiviso spesso le sue preferenze cinematografiche, consigliando sia classici che produzioni più recenti. Tra i titoli che nomina più di frequente c’è un film uscito nel 1980, che ancora oggi considera una delle esperienze più terrificanti della sua vita da spettatore. Un’opera che, a più di quarant’anni di distanza, continua a influenzare intere generazioni di autori e registi.

King ha elogiato il film per la sua capacità di generare paura senza ricorrere a effetti speciali o mostri sanguinari. In una delle sue citazioni più note, ha dichiarato: «Per l’horror soprannaturale, amo il film di Peter Medak The Changeling, con George C. Scott nel suo ultimo grande ruolo. Non ci sono creature che esplodono o demoni che escono dalle tenebre. Basta una palla che rotola giù per le scale per togliermi il fiato».

E in effetti è proprio in quella semplicità che risiede la forza del film. Ambientato in una villa vittoriana carica di segreti, racconta la storia di un compositore che, dopo aver perso la moglie e la figlia, si trasferisce in una nuova casa per ricominciare da capo. Ma ciò che trova tra quelle mura è molto più di un ricordo: una presenza invisibile ma insistente che trasforma il lutto in ossessione, la malinconia in terrore.

A differenza di altri titoli più spettacolari degli anni ’80 come Poltergeist o Amityville Horror, questo film gioca tutto sulla tensione psicologica, sul non detto, sul peso del silenzio. Ogni rumore, ogni oggetto che si muove diventa una minaccia, perché ciò che davvero spaventa non è il fantasma, ma il dolore che lo richiama.

Molti critici e registi — da Guillermo del Toro a Martin Scorsese — hanno riconosciuto nel film un punto di svolta per il genere. È considerato una delle prime opere a fondere in modo così raffinato horror e dramma esistenziale, anticipando di decenni i temi che ritroviamo oggi in film come The Babadook, Hereditary o Midsommar. Tutti racconti in cui il soprannaturale diventa lo specchio del trauma umano, e dove l’orrore nasce dal bisogno disperato di dare senso alla perdita.

Anche lo stesso King ne è rimasto profondamente segnato. I parallelismi tra questo film e alcuni dei suoi romanzi più celebri, come Shining, Bag of Bones e 1408, sono evidenti: protagonisti isolati, case che respirano e custodiscono segreti, e un dolore troppo grande per essere taciuto. L’autore del Maine non ha mai nascosto quanto l’opera di Peter Medak lo abbia influenzato, definendola «una lezione di paura e umanità».

Oggi, a 45 anni dalla sua uscita, The Changeling continua a essere uno dei film più inquietanti mai realizzati. Non tanto per ciò che mostra, ma per quello che lascia immaginare. È l’esempio perfetto di come la paura più profonda non venga dal buio, ma dal bisogno di guardarlo in faccia.

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Fonte: CBR

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