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Lo abbiamo odiato. Oggi è più attuale che mai: per molti questo film del 2006 sembra scritto per il presente

«Lo abbiamo odiato. Oggi è più attuale che mai»: per molti questo film del 2006 sembra scritto per il presente

Alla sua uscita venne accolto da una vera e propria levata di scudi, ma a distanza di quasi vent’anni c’è chi sostiene che nessun altro film abbia saputo leggere il presente con altrettanta lucidità. Parliamo di Southland Tales – Così finisce il mondo, uscito nel 2006, è oggi al centro di una riscoperta che lo rende sorprendentemente vicino al nostro tempo, tanto da sembrare, per molti spettatori, un’opera pensata per il 2025 più che per l’America di metà anni Duemila.

Richard Kelly, d’altronde, non era un esordiente qualsiasi. Con Donnie Darko aveva firmato nel 2001 uno dei cult indipendenti più influenti degli ultimi decenni, un film capace di conquistare il pubblico nel tempo e di imporsi come punto di riferimento assoluto. Era inevitabile che le aspettative per il suo secondo lungometraggio fossero altissime. Chi si aspettava però una replica di quell’equilibrio tra mistero, introspezione e racconto adolescenziale si trovò davanti a qualcosa di completamente diverso, quasi respingente nella sua ambizione.

Southland Tales è un oggetto narrativo difficile da incasellare, che mescola registri e generi in modo volutamente caotico. Commedia, dramma, noir, musical e fantascienza convivono in una realtà alternativa in cui gli Stati Uniti sono diventati una distopia iper-nazionalista, segnata da un clima di paranoia e controllo. Il racconto si sviluppa a tre anni da una serie di attacchi nucleari e segue una costellazione di personaggi che si muovono all’interno di un sistema ormai al collasso. Al centro c’è Boxer Santaros, interpretato da Dwayne “The Rock” Johnson, una star del cinema d’azione che, colpita da amnesia, entra in possesso di una sceneggiatura capace di anticipare eventi futuri.

Riassumere la trama nel dettaglio è quasi impossibile, perché il film procede per accumulo di idee, sottotrame e trovate volutamente assurde. Ancora più radicale di Donnie Darko, Southland Tales si poneva in netto contrasto con il cinema hollywoodiano dell’epoca, e forse proprio per questo fu travolto dalle critiche. Al Festival di Cannes, dove era in concorso, venne fischiato apertamente e bollato con giudizi durissimi come «il più grande disastro che abbia mai visto», «senza senso» e «uno dei peggiori film mai presentati al Festival». L’uscita nelle sale non migliorò la situazione: venne accusato di essere eccessivamente lungo, incoerente e sopra le righe, con una struttura narrativa pensata deliberatamente per non essere mai del tutto decifrabile.

Col tempo, però, il giudizio si è ribaltato. È stato il pubblico, più che la critica, a rimettere Southland Tales al centro del dibattito, trasformandolo in un titolo di culto. Il film ha incassato quasi 400 milioni di dollari a fronte di un budget di 17 milioni, costruendo negli anni una comunità di spettatori che continua a difenderlo come un’opera incompresa. Un interesse tale da spingere Kelly, nel 2021, ad annunciare l’intenzione di espandere l’universo narrativo con nuovi capitoli dedicati agli stessi personaggi.

Gran parte di questo affetto deriva dalla sensazione che il film abbia anticipato temi oggi più che mai centrali. I fan leggono Southland Tales come una fitta allegoria politica sull’America contemporanea, popolata da celebrità legate al Partito Repubblicano, forze dell’ordine permeate di nazionalismo e razzismo, dinamiche tra droghe e case farmaceutiche, movimenti di resistenza neo-marxisti e una società dominata dai media. Kelly, però, non offre risposte semplici: il film è apertamente contro la guerra, la polizia, la sorveglianza e la politica repubblicana, ma allo stesso tempo adotta l’estetica del grande blockbuster e mette in scena, quasi celebrandoli, gli stessi strumenti mediatici e tecnologici che alimentano quelle derive. Come scrive un fan online: «Non credo di aver capito tutto quello che questo film voleva dire, ma almeno posso dire di aver guardato un’opera che ha osato essere differente. Un potente avvertimento su cosa potrebbe accadere in futuro alla nostra società».

Alla luce di questa rilettura, Southland Tales appare oggi come uno di quei film che vale la pena affrontare senza preconcetti, accettandone l’eccesso e le contraddizioni come parte integrante del progetto. Se all’epoca vi aveva respinto o se non lo avete mai visto, questo potrebbe essere il momento giusto per recuperarlo e lasciarsi sorprendere da un’opera che, nel bene e nel male, continua a parlare al presente con una lucidità inquietante.

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