Le storie vere portate sul grande schermo hanno una forza particolare: sanno commuovere, emozionare e spesso ispirare, ma in alcuni casi riescono anche a inquietare profondamente perché affondano le radici in paure universali e reali. Quando il cinema rinuncia agli effetti e si limita a raccontare ciò che è davvero accaduto, l’impatto può essere persino più traumatico di qualunque horror. È il caso di Changeling, film del 2008 diretto da Clint Eastwood, un’opera che prende una vicenda reale e la trasforma in un racconto cupo e doloroso, capace di lasciare il segno soprattutto in chiunque abbia un figlio.
Ambientato nella Los Angeles del 1928, Changeling segue la storia di Christine Collins, una madre single che lavora come centralinista. Un sabato mattina esce di casa lasciando il figlio Walter da solo per poche ore, ma al suo ritorno il bambino è scomparso. Inizia così una ricerca angosciante che coinvolge la polizia e i giornali, trasformando il caso in un evento mediatico. Dopo mesi di indagini, le autorità annunciano di aver ritrovato il piccolo e lo riconsegnano alla madre davanti ai fotografi. Christine, però, capisce subito che qualcosa non va: il bambino che ha davanti non è suo figlio. La sua ostinazione nel dire la verità la mette però contro un sistema più interessato a salvare la propria immagine che a risolvere davvero il caso, fino a farla apparire come una donna instabile e scomoda.
Il film di Eastwood è diventato così non solo il racconto di una scomparsa, ma anche una dura accusa contro l’abuso di potere e la violenza istituzionale. Ed è proprio questo che rende Changeling ancora più disturbante, perché la vicenda di Christine Collins non è frutto di fantasia. La storia vera è una delle più sconvolgenti della cronaca americana del Novecento ed è legata agli omicidi noti come Wineville Chicken Coop Murders.
Il vero Walter Collins scomparve davvero nel marzo del 1928. Dopo mesi di ricerche infruttuose, la polizia di Los Angeles presentò a Christine un ragazzo trovato in Illinois, sostenendo che fosse suo figlio. Nonostante le evidenti differenze fisiche, la donna venne spinta ad accettarlo “temporaneamente”. Quando continuò a protestare, fu internata in un ospedale psichiatrico con l’accusa di essere mentalmente instabile, una pratica purtroppo non rara all’epoca per zittire donne considerate problematiche.
Parallelamente, le indagini portarono alla scoperta degli orrori commessi da Gordon Stewart Northcott in una fattoria a Wineville, dove diversi ragazzi erano stati rapiti e uccisi. Northcott venne condannato per l’omicidio di tre giovani e giustiziato nel 1930. Il caso ebbe un impatto talmente devastante sulla comunità che la cittadina decise di cambiare nome per cancellarne lo stigma. Sul destino di Walter Collins, però, rimase a lungo un’ombra: la sua morte non venne mai provata in modo definitivo nei processi, lasciando aperta una ferita che il film sceglie di raccontare senza offrire consolazioni facili.
È questa combinazione di tragedia familiare, errore giudiziario e orrore reale a rendere Changeling un film ancora oggi difficile da dimenticare: una storia vera che dimostra come, a volte, la realtà sappia essere più spietata di qualunque finzione.
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