In pochi lo ricordano, ma 20 anni fa questo film mandò completamente in crisi una generazione di italiani

Nel panorama cinematografico italiano dei primissimi anni 2000 ha visto la luce un film che ha immediatamente catalizzato il dibattito di pubblico e media diventando un vero e proprio “caso” tanto culturale quanto morale, il cui titolo è ancora oggi ben saldo nei ricordi dei millennial. Stiamo parlando di Melissa P., film diretto da Luca Guadagnino e basato sul romanzo erotico bestseller uscito nel 2003 “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” della allora diciassettenne Melissa Panarello.

Incentrato sulle vicende apertamente erotiche e sessuali di una ragazza quindicenne, il romanzo venne stroncato senza appello dalla critica suscitando inoltre grande scandalo per le tematiche affrontate e le scene spinte in esso descritte, fattori che catalizzarono immediatamente la curiosità degli adolescenti dell’epoca. Con una simile attenzione mediatica, un adattamento cinematografico divenne quasi inevitabile, arrivando poi sui grandi schermi nel 2005 con tutto l’eco e lo strascico di polemiche ad esso associate.

Accolto con la fortissima accusa di aver ridotto ad una vuota spettacolarizzazione fine a sé stessa il desiderio femminile adolescenziale, Melissa P. finì per ampliare ulteriormente l’eco della popolarità del libro dal quale era stato tratto. La povertà di scrittura che lo ha afflitto non gli ha comunque impedito di rimanere bene impresso nella mente di molti millennial, che all’epoca lo vedevano anche grazie al clamore mediatico come un qualcosa da vedere di nascosto e commentare a bassa voce lontano da occhi e orecchie indiscrete.

La giovane protagonista interpretata da Maria Valverde, sorprendente nel restituire l’ambiguità di un personaggio sospeso tra estrema vulnerabilità e desiderio di affermazione. Questa trascina lo spettatore nella confusione sentimentale di un’adolescente che – circondata da persone adulte e coetanee che sembrano incapaci di fornirle il benché minimo appiglio emotivo e umano – non esita a usare il corpo come linguaggio e strumento di controllo.

Insomma, Melissa P. il tipo di film che ha attraversato una generazione adagiandosi a metà strada tra fascinazione e disagio, regalando al pubblico un racconto di formazione tossico e tormentato, che mostra il sesso come lente per esplorare vuoti emotivi e identità in frantumi. Eppure, ancora oggi la sua forza sta proprio in quell’irrequietezza tutt’altro che consolatoria, la quale ha permesso a un’intera generazione di specchiarsi – nel bene e nel male – nella sua fragile protagonista molto più di quanto fosse pronta ad ammettere.

Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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Foto: Sony Pictures Entertainment

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