Il suono di una caduta, un’eco senza tempo nell’anima tedesca
Preparatevi a un’esperienza cinematografica senza precedenti, il 26 febbraio arriva al cinema distribuito da I Wonder Pictures “Il suono di una caduta (Sound of Falling)”, il film evento della regista tedesca Mascha Schilinski. Già acclamata sulla scena internazionale, questa pellicola ha fatto il suo trionfale debutto al Festival di Cannes 2025, dove ha conquistato il prestigioso Premio della giuria e ha gareggiato per l’ambita Palma d’Oro. Il suo percorso non si è fermato lì: selezionato come proposta tedesca per l’Oscar al miglior film straniero 2026, ha poi dominato gli European Film Awards 2026 con ben otto candidature, inclusi i riconoscimenti per la miglior regista e la miglior sceneggiatura, entrambi assegnati alla visionaria Schilinski.
Con la sua capacità di tessere una narrazione complessa e profondamente emotiva attraverso il tempo, “Il suono di una caduta” non è solo un film, ma un’immersione profonda nelle memorie e nei traumi che plasmano l’identità femminile attraverso le generazioni.
Lo sguardo visionario di Mascha Schilinski: un affresco temporale
Mascha Schilinski, figlia d’arte con un percorso di vita non convenzionale che l’ha portata dal circo alla laurea in sceneggiatura e regia, si rivela con “Il suono di una caduta” una delle voci più originali e potenti del cinema contemporaneo. La sua regia è un’audace esplorazione della narrazione non lineare, capace di fondere quattro storie di donne appartenenti a epoche diverse, tutte legate da un’antica fattoria nel nord della Germania. Questo approccio, che ricorda l’intimità di Jane Campion o la rigorosità di Michael Haneke, ma con una sensibilità tutta sua, crea un “poema tonale cinematografico” che disorienta e affascina.
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L’uso dell’Academy ratio (4:3) e la palette di colori sbiaditi, che evocano vecchie fotografie di famiglia, non sono solo scelte estetiche, ma strumenti per tessere un arazzo dove il tempo si piega e le memorie si sovrappongono, confermando la regista come una maestra nel reinventare i limiti del mezzo cinematografico. La macchina da presa di Fabian Gamper — suo marito e collaboratore di lunga data — agisce come uno spirito errante che spia attraverso buchi della serratura e assi del pavimento, contribuendo a un’esperienza visiva unica.
Anime e volti: la forza delle interpretazioni
Il cuore pulsante di “Il suono di una caduta” si palesa nelle straordinarie prestazioni delle sue attrici, che, pur non incontrandosi mai, formano un coro di voci femminili attraverso il tempo. Da Alma (Hanna Heckt al suo debutto), la bambina curiosa di inizio secolo, a Erika (Lea Drinda) negli anni ’40, fino ad Angelika (Lena Urzendowsky) nella DDR degli anni ’80 e Lenka (Laeni Geiseler) nel presente, ogni attrice incarna con delicata precisione le sfumature di un’adolescenza segnata da traumi non detti e da un’irrefrenabile spinta alla scoperta di sé.
La capacità di queste giovani interpreti di comunicare profondi stati d’animo con sguardi, silenzi e gesti sottili è fondamentale per la struttura frammentaria del film. Schilinski permette loro di rompere la quarta parete, intercettando lo sguardo dello spettatore e creando un’intimità inquietante, come se le loro anime cercassero una connessione oltre lo schermo, rendendole non solo personaggi, ma custodi di una memoria collettiva.
Un’elegia sulla memoria e il trauma ereditato
Il film si immerge con coraggio in temi complessi e dolorosi: il trauma intergenerazionale, l’oppressione patriarcale e la persistenza della memoria storica. La fattoria, vero e proprio personaggio, non è solo un luogo fisico, ma un ricettacolo di sensazioni e dolori passati, dove ogni muro e ogni stanza sembrano vibrare di storie dimenticate. Schilinski esplora come le esperienze delle donne – abusi, perdite, desideri inespressi, tentativi di autonegazione – si riflettano e si ripetano attraverso le generazioni, creando un’inquietante continuità.
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“Il suono di una caduta” non è solo un motivo uditivo ricorrente, ma la metafora di un peso che si accumula, un’eredità emotiva che plasma la vita di queste donne, come la vicenda di Fritz e le generazioni che lo seguono. È una storia di fantasmi, dove i fantasmi non sono ectoplasmi, ma il peso inesorabile della storia e di vite vissute, a volte, “invano”.
Un arazzo sonoro e visivo da brivido
L’immersione sensoriale in “Il suono di una caduta” è completata da un sound design magistrale e una fotografia evocativa. Il film è intessuto di silenzi assordanti, ronzii inquietanti e il brusio lontano di una registrazione che cerca il suo solco. L’occasionale e potente crescendo di un suono indistinto, quasi un rombo, contribuisce a un’atmosfera di perenne inquietudine, che amplifica il senso di mistero e di incombente minaccia. Accompagnato dalle musiche goticheggianti di Anna von Hausswolff, il comparto sonoro è una colonna portante della narrazione, guidando lo spettatore attraverso le pieghe del tempo e delle emozioni.
Visivamente, la pellicola è un tripudio di texture e composizioni che sembrano provenire da un passato sbiadito, con una predilezione per i toni del nero, del marrone e del blu slavato. L’attenzione ai dettagli, come gli sguardi attraverso i buchi della serratura o i primi piani che catturano l’essenza di un’emozione, contribuisce a creare un’esperienza estetica e narrativa coesa e profondamente suggestiva.
L’eterno eco del femminile
“Il suono di una caduta” è un film che non si limita a essere osservato; va percepito, sentito, vissuto. Schilinski, con audacia e sensibilità, ci offre una meditazione profonda sull’essere donna in contesti di forte patriarcato e sul modo in cui le esperienze individuali si iscrivono in un’eredità collettiva. È un’opera che, pur muovendosi tra le ombre del passato, getta una luce potente sulla resilienza e sulla continua ricerca di autonomia. La sua struttura coraggiosa e la sua intensità emotiva lo rendono un’esperienza che perdura ben oltre i titoli di coda, lasciando nello spettatore un’eco persistente, un richiamo all’ascolto delle storie silenziose che si propagano nelle mura delle nostre esistenze. È un inno alla memoria, alla capacità umana di sopportare e alla bellezza struggente di trovare la propria voce, anche quando il mondo intorno sembra volerla spegnere.
Gli aspetti più convincenti
- Struttura narrativa rivoluzionaria: la capacità di Schilinski di tessere insieme quattro linee temporali in un mosaico fluido e poetico è un esempio di cinema d’autore all’avanguardia, che sfida le convenzioni narrative e arricchisce l’esperienza dello spettatore.
- Profondità tematica:il film affronta con rara sensibilità temi come il trauma intergenerazionale, l’identità femminile, l’oppressione e la resilienza, offrendo spunti di riflessione potenti e universali.
- Estetica visiva e sonora ipnotica: la cinematografia di Fabian Gamper, con la sua texture granulosa e la palette evocativa, unita a un sound design immersivo e inquietante, crea un’atmosfera unica che cattura e non rilascia.
Interpretazioni sottili e potenti:le giovani attrici offrono performance di straordinaria intensità e delicatezza, portando in scena personaggi complessi chesi fissanoa lungo nella memoria. - Una voce autoriale unica: Mascha Schilinski si afferma come una regista dalla visione audace e personale, capace di creare opere che sono al tempo stesso intime e di vasto respiro, reinventando il linguaggio cinematografico.
Sfumature da considerare
- Richiesta di pazienza:la natura altamente impressionistica e il ritmo contemplativo del film, unitamente alla sua durata di circa due ore e mezza, richiedono una certa disponibilità da parte dello spettatore a lasciarsi trasportare, potendo risultare impegnativi per chi ricerca una trama più lineare e immediata.
- Ambiguità intrinseca:se da un lato l’ambiguità e la frammentazione sono punti di forza artistici, dall’altro potrebbero lasciare alcuni spettatori con il desiderio di connessioni più esplicite o di spiegazioni più concrete riguardo ai legami familiari o agli eventi specifici.
- Distacco emotivo voluto:l’approccio “iper-soggettivo e disincarnato” può creare un’esperienza emotiva unica ma che, per alcuni, potrebbe generare una sensazione di distanza rispetto ai personaggi, rendendo l’immedesimazione più intellettuale che viscerale.
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“Il suono di una caduta” è un capolavoro audace e profondamente commovente, un’opera cinematografica che trascende la semplice narrazione per diventare un’esperienza sensoriale e intellettuale. Mascha Schilinski non solo firma uno dei film più significativi dell’anno, ma si impone come una delle registe più innovative e indispensabili della sua generazione. Un’opera imperdibile per chi cerca un cinema che osa, interroga e lascia un segno indelebile.

