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Il più grande colpo di scena della storia del cinema fantasy è avvenuto 38 anni fa (e nessuno è ancora riuscito a batterlo)

Il più grande colpo di scena della storia del cinema fantasy è avvenuto 38 anni fa (e nessuno è ancora riuscito a batterlo)

Nel vastissimo panorama del cinema fantasy, poche opere hanno saputo lasciare un’impronta così duratura come La storia fantastica. Uscito nel 1987 e diretto da Rob Reiner, il film è diventato nel tempo un vero classico di culto: una fiaba moderna capace di mescolare romanticismo, duelli, ironia e avventura con una freschezza che ancora oggi conquista spettatori di ogni età. Ma tra le molte qualità che hanno reso memorabile questo titolo, una spicca sopra tutte: uno dei colpi di scena più intelligenti e sorprendenti mai visti sul grande schermo, un momento che da 38 anni rimane imbattuto nella storia del genere.

Fin dalle prime scene, La storia fantastica introduce la leggenda del terribile Pirata Roberts, figura che aleggia sulla trama come un’ombra ineluttabile. Quando Buttercup scopre che il giovane Westley è stato catturato proprio da questo pirata e presumibilmente ucciso, il film sembra imboccare la via del melodramma. Ma l’ingresso in scena del misterioso Uomo in Nero cambia tutto. È lui che insegue i rapitori della principessa, lui che affronta – uno alla volta – Vizzini, Fezzik e soprattutto Inigo Montoya, in quello che diventerà uno dei duelli più eleganti e divertenti della storia del cinema.

Ed è qui che avviene il colpo di scena destinato a rimanere indelebile:
il duello tra Inigo e l’Uomo in Nero è una danza perfetta, fatta di rispetto, tecnica e ironia. Entrambi fingono di combattere al massimo delle loro abilità, ma improvvisamente Inigo dichiara: «C’è qualcosa che non sai… non sono mancino». Un ribaltamento che spiazza lo spettatore e rilancia il combattimento su un nuovo livello. Un attimo dopo, l’Uomo in Nero risponde con un sorriso: «Neanche io sono mancino».

Non è solo un gioco di abilità: è un modo brillante per mostrare quanto i due personaggi si somiglino, quanto entrambi amino la sfida più che la violenza. È un colpo di scena “piccolo” eppure gigantesco, perché nasce dalla sceneggiatura, non da effetti speciali o forzature narrative, e soprattutto perché rivela qualcosa dei personaggi mentre li sorprende.

Quel duello, fondato su una doppia sorpresa e su un perfetto equilibrio tra tensione e comicità, è diventato un modello per tutto il cinema fantasy successivo. La rivelazione finale dell’identità dell’Uomo in Nero – che si intreccia al destino di Buttercup e alle vicende degli altri personaggi – amplifica ulteriormente il valore di quella sequenza. Ma già la sola “battaglia dei mancini” basterebbe da sé a renderla leggendaria.

Oggi, 38 anni dopo, nessun grande franchise fantasy – da Il Signore degli Anelli a Harry Potter, da Pirati dei Caraibi alle saghe contemporanee più spettacolari – è riuscito a replicare un twist capace di essere allo stesso tempo cinematografico, emotivo e profondamente umano.
La sorpresa che rivela il cuore dei personaggi, più che il cuore della trama.

Ed è forse per questo che La storia fantastica continua a resistere al tempo e a ogni tentativo di sequel o remake: perché i suoi colpi di scena non dipendono dalla tecnologia o dalla spettacolarità, ma dall’intelligenza del racconto e dall’incanto dei suoi protagonisti.

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