Ian McKellen è uno di quegli attori che, quando pronunciano il nome di Shakespeare, sembrano farlo respirare di nuovo. Prima ancora di diventare un’icona pop grazie a Gandalf e Magneto, ha costruito la sua statura sui palcoscenici, attraversando i classici con una naturalezza rara e una familiarità che non è mai routine: per lui il teatro è un mestiere quotidiano, ma anche un territorio vivo, dove le parole antiche continuano a fare attrito con il presente.
Eppure, proprio per questo, colpisce scoprire che il film “più shakespeariano del momento” non lo ha convinto fino in fondo. McKellen ne ha parlato in un’intervista in cui si è soffermato su Hamnet, film diretto da Chloé Zhaoche sta facendo discutere perché prova a raccontare Shakespeare non dalla pagina o dalla scena, ma dal trauma privato che avrebbe alimentato la sua immaginazione. Il punto di partenza è l’idea che la morte del figlio Hamnet possa aver lasciato un’impronta decisiva nella scrittura di Hamlet, trasformando il lutto in creazione, la perdita in teatro.Hamnet, in questa prospettiva, si muove dentro la famiglia: il dolore domestico, la vita con Agnes (Jesse Buckley), la distanza tra ciò che accade in casa e ciò che finisce sul palco. È una storia che immagina come l’esperienza personale possa diventare materia drammatica, e che scommette sul fascino del “dietro le quinte” emotivo dell’autore più celebre di tutti. Non è tanto una lezione di letteratura, quanto un racconto di sentimenti e di possibilità: cosa succede quando la morte entra nella vita di un artista e ne cambia per sempre lo sguardo.
McKellen, però, non sembra trovare questa lettura così persuasiva. «Non lo capisco molto. Non mi interessa molto cercare di capire da dove venisse l’immaginazione di Shakespeare, ma certamente non veniva solo dalla vita familiare», ha detto, spostando l’attenzione su un punto essenziale: l’arte, per lui, non si lascia ridurre a una singola origine, né a una chiave biografica che pretenda di spiegare tutto.E quando il discorso scivola sulla corsa agli Oscar e sul modo in cui il cinema ama reinventare Shakespeare, l’attore affonda con una chiarezza quasi divertita: «Mentre Hamnet corre verso il traguardo per quanto riguarda gli Oscar, è probabile che ripeta il successo di Shakespeare in Love, che aveva idee strane su come si mettono in scena le opere».
Il leggendario attore ha infatti aggiunto una critica: «Ma poi Shakespeare è forse la persona più famosa che sia mai vissuta, quindi ovviamente c’è un certo interesse su com’era, com’era il suo rapporto con la famiglia. E non possiamo saperlo, ma l’idea che Agnes non abbia mai visto un’opera prima? È improbabile, considerando cosa faceva suo marito per vivere. E lei non sembra sapere cosa sia un’opera! Penso che ci siano alcuni dubbi di probabilità».
Parole che non suonano come una stroncatura, quanto come la reazione di chi, con Shakespeare, ci vive da una vita: e proprio per questo fatica a riconoscersi in certe scorciatoie narrative. Voi cosa ne pensate? Vi è piaciuto il film Hamnet? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.
Fonte: The Times
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