I sette quadranti di Agatha Christie, recensione della serie Netflix
Dal 15 gennaio è disponibile in streaming su Netflix “I sette quadranti di Agatha Christie“, una miniserie autoconclusiva in tre episodi, che riporta in vita il fascino dei misteri della Regina del Giallo. Questa trasposizione del romanzo “The Seven Dials Mystery”, pubblicato originariamente nel 1929, vede protagonisti un cast affiatato capitanato dall’energico e fresco volto di Mia McKenna-Bruce nei panni di Lady Eileen “Bundle” Brent, affiancata da mostri sacri come Helena Bonham Carter e Martin Freeman. Una rinfrescante immersione nei vibranti anni ’20, ricca di intrighi, umorismo e quel pizzico di suspense che solo Agatha Christie sa offrire.
Una trama tra società segrete e jazz age
La storia prende il via in un lussuoso party di campagna presso la tenuta di Chimneys, dove il giovane Gerry Wade (Corey Mylchreest), dipendente del Foreign Office e amico d’infanzia di Bundle, viene trovato morto nel suo letto. Quella che la polizia liquida come una tragica fatalità, per Lady Eileen “Bundle” Brent è chiaramente un omicidio. Spinta da un acuto senso di ingiustizia e da un legame profondo con la vittima, Bundle si lancia in un’indagine personale che la condurrà ben oltre i confini del suo idilliaco mondo aristocratico. Tra indizi criptici legati a sette orologi e sussurri su una misteriosa società segreta chiamata “Sette quadranti”, la ragazza si ritrova invischiata in una complessa rete di spionaggio internazionale, segreti del Foreign Office e una cospirazione che minaccia l’equilibrio globale, legata a un’invenzione cruciale del Dottor Matip (Nyasha Hatendi). La narrazione, sebbene a tratti complessa, mantiene un ritmo spedito e avvincente, riuscendo a districare una matassa di intrighi con grazia.
Un cast brillante: la stella nascente e I volti nati per il genere
Il vero gioiello di questa miniserie è senza dubbio Mia McKenna-Bruce. La sua interpretazione di “Bundle” Brent è una rivelazione: energica, determinata, intelligente e irresistibilmente affascinante. Reduce dal successo e dal BAFTA per “How to Have Sex”, McKenna-Bruce porta sullo schermo una protagonista giovanile e vivace, rendendo Bundle un’eroina con cui è facile empatizzare e della quale si vorrebbe seguire ogni avventura. La sua “determinazione caffeinata” è il motore della serie.
Accanto a lei, Helena Bonham Carter offre una Lady Caterham deliziosamente eccentrica e distaccata, capace di dispensare perle di saggezza con un aplomb impeccabile, creando una dinamica madre-figlia spassosa e sorprendentemente tenera. Martin Freeman, nel ruolo del sovrintendente Battle di Scotland Yard, è una presenza rassicurante e astuta, con i suoi baffi impeccabili e un’ambiguità che lo rende un mentore-nemesi affascinante per Bundle. La loro chimica crea un dinamismo piacevole. Completano il quadro altri volti noti e ben scelti, come Edward Bluemel che, nel ruolo di Jimmy Thesiger, emana un’ambiguità sorniona ma irresistibile. Un plauso anche al breve ma incisivo cameo di Iain Glen nella sequenza iniziale, che aggiunge un tocco di classe fin dai primi minuti. Il cast nel suo complesso è solido e contribuisce a creare un’atmosfera autentica e coinvolgente.
Il romanzo originale: un Christie minore ma non troppo
“The Seven Dials Mystery” non è annoverato tra i capolavori assoluti di Agatha Christie, come “Dieci piccoli indiani” o i suoi migliori casi di Poirot e Miss Marple. Pubblicato nel 1929, rappresenta un’incursione della scrittrice nel genere della spy fiction, discostandosi dalle tradizionali “locked-room mysteries” che l’hanno resa celebre. Sebbene il romanzo originale possa risultare a tratti troppo intricato e meno focalizzato sui personaggi, il genio narrativo della Christie garantisce comunque una trama di livello superiore alla media, capace di offrire intrighi e colpi di scena. Questa miniserie Netflix segna la seconda trasposizione del romanzo: la prima fu un film TV britannico del 1981, fedele all’originale ma con una produzione più classica. La versione attuale dimostra come si possa prendere un testo “minore” e infondergli nuova vita e attualità.
Dietro la macchina da presa: stile e visione
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La regia di Chris Sweeney (già apprezzato per “The Tourist”) orchestra con aplomb l’estetica degli anni ’20, immergendo lo spettatore in un mondo di glamour, seta e paillettes. Le scenografie, curate da Sarah Hauldron, sono sontuose, passando dagli opulenti interni delle tenute di campagna ai fumosi locali notturni di Londra, creando un universo seducente che affascina. Chris Chibnall, lo sceneggiatore noto per “Broadchurch” e “Doctor Who”, ha saputo adattare il romanzo con intelligenza. Anziché stravolgere la trama, ha apportato modifiche che aggiungono profondità emotiva e un contesto più contemporaneo, esplorando temi come l’impatto della guerra e le dinamiche politiche dell’epoca. Il risultato è un’opera che, pur essendo fedele allo spirito di Christie, si sente fresca e moderna, e che, a parer mio, si colloca tra le migliori recenti trasposizioni della scrittrice, superando in leggerezza e brillantezza i recenti tentativi di Kenneth Branagh con Poirot, soprattutto l’ultimo “Assassinio a Venezia”.
Un tuffo nel passato con ritmo moderno
La serie eccelle nel ricreare l’atmosfera dei ruggenti anni Venti: un periodo di grandi cambiamenti, libertà e, naturalmente, misteri. Ogni inquadratura trasuda il fascino dell’epoca, dai costumi scintillanti alle automobili d’epoca, trasportando lo spettatore in un’era passata ma vibrante. La combinazione di un’estetica curatissima e una colonna sonora jazz crea un’esperienza immersiva. Nonostante la complessità della trama e i suoi numerosi personaggi, la serie riesce a mantenere un ritmo scorrevole e a tratti vertiginoso, bilanciando momenti di puro divertimento con la tensione tipica del giallo. È un “period caper” che scivola con eleganza tra dimore dorate e strade oscure, offrendo un’evasione perfetta.
Elementi di forza
- La performance di Mia McKenna-Bruce: Assolutamente brillante e coinvolgente, un’eroina indimenticabile.
- L’atmosfera dei Ruggenti Anni Venti: Impeccabilmente ricreata con un’attenzione maniacale ai dettagli visivi e sonori.
- La dinamica tra Bundle e il Sovrintendente Battle: Un duetto investigativo inaspettatamente efficace e divertente.
- L’adattamento di Chris Chibnall: Riesce a modernizzare la narrazione senza tradire lo spirito originale, aggiungendo profondità emotiva.
- L’equilibrio tra mistero e umorismo: La serie non si prende mai troppo sul serio, offrendo risate e leggerezza senza sminuire l’intrigo.
Spunti di miglioramento
- La complessità della trama: A volte, le numerose cospirazioni e i personaggi rendono la storia un po’ labirintica, richiedendo attenzione costante.
- Il ritmo del primo episodio: Pur ponendo le basi necessarie, la puntata iniziale può sembrare leggermente più lenta rispetto al resto della serie.
- Alcuni personaggi secondari: Alcuni attori di spicco, come Helena Bonham Carter, pur eccellenti, scompaiono per lunghi tratti, lasciando forse spazio a un maggiore sviluppo.
- Il finale esplicativo: Sebbene ingegnoso, il momento della rivelazione finale, pur fedele allo stile Christie, risulta un po’ statico e meno dinamico rispetto all’andamento generale della serie.
Il sipario si chiude (per ora?)
“I sette quadranti di Agatha Christie” è una miniserie molto carina e godibile che, pur essendo autoconclusiva, lascia la voglia di avere una prosecuzione soprattutto per vedere cosa potrebbe fare la protagonista. È un’operazione riuscita che porta freschezza a un classico, trasformando un romanzo meno celebre della Christie in un’esperienza televisiva moderna e accattivante. Con un cast affiatato e una regia ispirata, questa serie è un vero e proprio “orologio a molla” che ticchetta verso un finale sorprendente, offrendo un intrattenimento intelligente e di grande impatto visivo. Mia McKenna-Bruce si è affermata come una nuova e brillante interprete del mistero, e speriamo che Netflix colga l’occasione per farle vivere molte altre avventure.

