Timothée Chalamet oggi è uno dei volti più riconoscibili e corteggiati di Hollywood, capace di passare con disinvoltura dal cinema d’autore ai blockbuster e di incrociare la strada con alcuni dei registi più influenti della sua generazione. Prima ancora di finire nel mirino creativo di Josh Safdie – grazie a quel Marty Supreme che con molta probabilità lo porterà a vincere il premio Oscar – e di diventare uno dei simboli dell’immaginario di Denis Villeneuve, però, Chalamet era già passato “tra le mani” di Christopher Nolan. E proprio Nolan, a sorpresa, ha ammesso che con lui non è stato semplicissimo: in un momento chiave di Interstellar, l’attore avrebbe tirato dritto per la sua strada, ignorando di fatto le perplessità del regista.
L’aneddoto è emerso durante una serata evento all’AMC Universal Citywalk di Los Angeles, dove Nolan e Chalamet si sono ritrovati per una proiezione di Interstellar in Imax 70mm. In un video diffuso da Nolan Archives, Chalamet ha intervistato il regista prima dello screening e, davanti al pubblico, ha messo subito le cose in chiaro su quanto quel film conti per lui, nonostante la sua parte non fosse centrale. «Anche se il mio ruolo non è enorme in Interstellar, credo di essere stato numero 12 nel call sheet, questo film è arrivato in un momento della vita, della mia carriera, in cui le cose certamente non erano ancora sistemate –ha raccontato – Ed è rimasto il mio progetto preferito in cui sia mai stato. È il film che ho visto di più, di tutti i film mai realizzati nella storia umana.»
Un legame affettivo che Chalamet ha spiegato anche ricordando come, all’epoca, le sue aspettative sul personaggio fossero nate da una premessa diversa. «Questa era una sceneggiatura che Jonathan Nolan ha scritto per Steven Spielberg», ha ricordato. «Quando ho ottenuto la parte, ho googlato il progetto. La storia originale parlava di un padre e di suo figlio, quindi ho pensato: “Oh amico, ce l’ho fatta!” E poi ovviamente l’hanno rielaborata e il giovane Tom era una parte più piccola, ma va bene» A quel punto Nolan lo ha punzecchiato con una battuta diventata subito uno dei momenti più citati dell’incontro: «Non credere mai a quello che leggi online!».
Da lì la conversazione si è allargata alla genesi del film e al suo percorso complicato, nato come proposta del fisico Kip Thorne a Spielberg e poi arrivato a Nolan solo in un secondo momento. Il regista ha raccontato di come, dopo anni di lavoro di Jonathan Nolan sul progetto, si sia trovato a fondere quell’impianto con idee proprie legate al tempo: «Quando è diventato disponibile, è stato un caso in cui ho detto a Jonathan: “Come ti sentiresti se prendessi questo e provassi a combinarlo con alcune delle mie idee e cambiassi un po’ quello che era?”».
Non è mancato anche un passaggio sulla ricezione iniziale, più “ambigua” del previsto rispetto ad altri titoli della sua filmografia. Nolan ha osservato che alcune reazioni furono fredde, quasi diffidenti: «Il film è stato accolto in un modo leggermente ambiguo. C’era un po’ di snobismo». E ha ricordato una definizione che, per un periodo, gli è rimasta addosso: «Ho avuto un produttore che ha detto anonimamente di me: “È un tipo freddo che fa film freddi”». Proprio per questo, ha ribadito, Interstellar per lui era anche un tentativo consapevole di andare in un’altra direzione emotiva: «Il motivo per cui ero attratto dal primo atto di mio fratello è perché parla di famiglia e umanità, ed è profondamente emotivo. Quello è il film che volevo fare. È un film che porta il cuore in bella vista».
Il cuore dell’incontro, però, è arrivato quando si è parlato di una delle sequenze più ricordate del film: quella in cui Cooper guarda anni di messaggi dei figli mentre crescono. Chalamet ha girato materiale per quella parte, e Nolan ha rivelato che sul set ci fu un momento di frizione, legato al tono scelto dall’attore. «Quando stavamo girando i messaggi da casa, c’era una cosa particolare in cui stavi andando su un tono cupo», ha ricordato Nolan. «Per me sembrava troppo. Non mi è piaciuto particolarmente. Te l’ho detto e tu sei andato avanti e hai fatto quello che ca**o volevi e hai continuato» ha aggiunto.
Detta così sembra uno scontro, ma Nolan ha chiarito che non lo ha letto come ostinazione gratuita, quanto come la sicurezza di un interprete che sapeva esattamente dove stava andando: «Io ero tipo: “Lui sa cosa vuole fare e ha un’idea”. Non si trattava di essere testardi. Avevi pianificato quello che volevi fare. Avevi pianificato le tue scelte e non volevi abbandonarle per un mio capriccio del momento. Volevi testare questa cosa e sfidarla e vedere se continuavo a tornare alla carica, cosa che non ho fatto. Troverò una logica per questo in sala di montaggio».
A fare da contrappunto, le parole di Chalamet, che ha ribadito quanto Interstellar continui a colpirlo nel profondo e quanto lo emozioni ancora oggi: «Questo film mi fa piangere più di qualsiasi altra cosa». Nolan, dal canto suo, ha spiegato di aver imparato a misurare il valore di un’opera anche nella relazione intima con chi la guarda: «Se parli con individui che si sono connessi col film in modo davvero profondo, allora sai che c’è. Hai fatto il tuo lavoro. Il resto riguarda lo zeitgeist e dove ti collochi dentro».
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Foto: Dominik Bindl/Matei Horvath (Getty Images)
Fonte: Nolan Archives
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