C’è un’attesa particolare, quasi “di famiglia”, attorno a Il Signore degli Anelli: The Hunt for Gollum: non è solo il primo ritorno live-action nella Terra di Mezzo legata ai film di Peter Jackson dopo oltre due decenni, ma anche la promessa di riaprire una porta su volti, luoghi e atmosfere che per molti spettatori sono diventati la versione definitiva di Tolkien. E proprio perché l’operazione punta a quella riconoscibilità, ogni piccolo indizio diventa enorme, soprattutto quando arriva dalla voce di chi, in quel mondo, è un’icona assoluta.
A far discutere è un passaggio emerso da una recente intervista a The Times – la stessa in cui si è detto poco impressionato da Hamnet – in cui Sir Ian McKellen, storico Gandalf della trilogia, ha definito il nuovo film “una storia d’avventura” e lo ha descritto come «Aragorn che cerca di trovare Gollum con Gandalf che dirige le operazioni da bordo campo». È una frase che, da sola, chiarisce una possibile direzione: lo Stregone non sarebbe più parte attiva della caccia, ma una presenza defilata, più stratega che viaggiatore. Un cambio non da poco, perché sposta l’asse del racconto e ridefinisce il peso di uno dei personaggi più amati della saga.
Da un lato, la scelta può apparire comprensibile sul piano pratico. McKellen aveva già 60 anni quando iniziarono le riprese della trilogia di Jackson e, secondo quanto riportato, ne avrà 87 quando le telecamere inizieranno a girare per The Hunt for Gollum, diretto e interpretato da Andy Serkis. Ridurre l’impegno fisico del personaggio, insomma, potrebbe essere una necessità produttiva prima ancora che narrativa. Dall’altro, però, la dichiarazione sembra allontanarsi dalla dinamica raccontata da Tolkien: nel romanzo, Gandalf e Aragorn sono coinvolti entrambi nel lungo inseguimento di Gollum attraverso la Terra di Mezzo. Nel capitolo L’ombra del passatode La Compagnia dell’Anello, Gandalf spiega a Frodo che la sua ricerca sarebbe stata vana senza Aragorn e che «insieme cercammo Gollum per tutta la lunghezza delle Terre Selvagge», finché non fu Aragorn a tornare da grandi pericoli portando con sé la creatura.
La possibile “retrocessione” di Gandalf, quindi, non è solo un dettaglio di messa in scena: cambia il senso dell’alleanza, riduce la componente on the road del personaggio e rischia di trasformarlo in un collante simbolico più che in un protagonista d’azione. Il punto è che The Hunt for Gollum sembra puntare molto sulla nostalgia, e proprio per questo qualsiasi elemento che “divorzi” dal cast e dall’energia della trilogia diventa delicato. Anche perché, sempre secondo quanto riportato, Viggo Mortensen verrebbe sostituito nel ruolo di Aragorn: se a questo si aggiunge un Gandalf relegato ai margini, il film potrebbe ritrovarsi a reggere il richiamo del passato con presenze più leggere del previsto.
È presto per sentenze, e lo stesso McKellen appare entusiasta del progetto nonostante le difficoltà vissute sul set de Lo Hobbit. Ma una cosa è già chiara: la caccia a Gollum non sarà solo una questione di trama. Sarà un test su quanto, oggi, si può tornare in un mondo amatissimo senza tradire le aspettative che lo tengono in vita.
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Fonte: The Times
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