Dopo la pubblicazione dei cosiddetti “Epstein files”, online si è riacceso un dibattito che va ben oltre la cronaca giudiziaria. In molti, tra forum e social, stanno infatti rileggendo alcuni film del passato come opere inquietantemente profetiche, capaci di intercettare dinamiche di potere, abuso e impunità che oggi appaiono meno astratte di quanto sembrassero all’epoca. Tra questi, uno dei titoli più citati è Hostel.
Uscito nel 2005 e diretto da Eli Roth, Hostel racconta un’Europa sotterranea e brutale, in cui uomini ricchissimi pagano cifre enormi per torturare e uccidere esseri umani provenienti da contesti vulnerabili. All’epoca venne etichettato come puro “torture porn”, un horror estremo pensato solo per scioccare. Oggi, però, molti spettatori vedono nel film una rappresentazione disturbante di un sistema basato su denaro, segretezza e totale assenza di conseguenze.
Il collegamento che viene fatto con il caso di Jeffrey Epstein non riguarda ovviamente una relazione diretta, ma un’idea comune che emerge con forza: l’esistenza di reti protette, frequentate da persone potenti, in cui il privilegio diventa uno scudo e le vittime sono spesso invisibili, marginali o facilmente sacrificabili. Nei documenti e nelle testimonianze legate al caso Epstein, così come nel film di Roth, torna la stessa sensazione di fondo: chi paga può permettersi tutto, anche l’orrore.
Non è un caso che Roth abbia più volte raccontato come l’idea di Hostel nasca da una storia reale circolata online nei primi anni Duemila: un sito che prometteva, dietro pagamento, l’accesso a violenze estreme ai danni di persone disperate. Un racconto mai verificato fino in fondo, ma sufficiente a innescare una riflessione feroce su quanto lontano possa spingersi l’eccesso quando non incontra limiti morali o legali.
Riletto oggi, Hostel smette di essere solo un horror provocatorio e diventa per molti un’allegoria cupissima del potere contemporaneo, dove l’orrore non è il sangue, ma il fatto che tutto avvenga in modo organizzato, silenzioso e protetto. Ed è forse per questo che, dopo le recenti rivelazioni, in tanti parlano di un film che non ha “previsto” il futuro, ma che ha semplicemente mostrato una verità che non si voleva guardare.
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