Considerato perduto, questo film italiano ha anticipato tutto ciò che sappiamo sulla fantascienza

La storia del cinema italiano delle origini è costellata di molte opere tanto audaci quanto visionarie che hanno tentato di dare forma a una grammatica cinematografica ancora tutta da inventare. Molti di questi film sono andati irrimediabilmente perduti, inghiottiti dal tempo e dalla fragilità della pellicola. Eppure, in rarissimi casi, alcuni di essi riescono a riaffiorare dagli archivi, restituendoci uno sguardo sorprendente su un cinema che, a distanza di più di un secolo, appare incredibilmente avanti sui tempi.

Uno degli esempi più affascinanti è L’uomo meccanico, film muto del 1921 scritto, diretto e interpretato dal comico francese André Deed, celebre in Italia con il nome d’arte di “Cretinetti”. Considerato uno dei primi esempi di fantascienza prodotti nel nostro Paese, il film colpisce ancora oggi per la quantità di elementi che anticipano temi e immaginari destinati a diventare centrali nel cinema sci-fi dei decenni successivi.

Per lungo tempo si è creduto che L’uomo meccanico fosse andato completamente perduto, tuttavia presso la Cinemateca Brasileira di San Paolo, sono stati rinvenuti 740 metri di una versione del film in portoghese, successivamente restaurati nel 1992 grazie all’intervento della Cineteca di Bologna. Della durata originale di circa un’ora sopravvivono oggi poco più di 26 minuti complessivi.

Sulla base di una prima stesura della sceneggiatura è stato comunque possibile ricostruire la trama, che presenta elementi sorprendentemente moderni, come uno schermo che anticipa il concetto di televisione (all’epoca ancora in fase sperimentale) e soprattutto un robot umanoide comandato a distanza tramite un “tele-visore”. La concezione dell’automa, del tutto inedita per l’epoca, si rivelerà una fonte d’ispirazione per molta fantascienza americana degli anni Cinquanta. Ma qual era la storia raccontata da questo film italiano scampato per un soffio all’oblio?

Il racconto ruota attorno a uno scienziato che riesce a costruire un uomo meccanico dotato di forza e velocità sovrumane, controllabile a distanza. L’invenzione attira però l’attenzione di una banda criminale guidata dalla carismatica e spietata Margherita Donadieff (Valentina Frascaroli), detta Mado, che uccide lo scienziato nel tentativo di impossessarsi dei suoi segreti. Arrestata e condannata, Mado riesce a evadere e rapisce Elena D’Ara, nipote dello scienziato, per costringerla a rivelarle le istruzioni necessarie a costruire un nuovo automa.

Il robot viene così impiegato per una serie di crimini, sempre controllato a distanza da Mado. Ma il fratello dello scienziato riesce a costruire un secondo uomo meccanico, dando vita a uno spettacolare scontro tra le due creature durante un veglione al Teatro dell’Opera. Il combattimento culmina nella distruzione del teatro stesso e nella sconfitta dell’automa “malvagio”, grazie all’intervento di Saltarello, che provoca un cortocircuito nel sistema di controllo, causando anche la morte di Mado.

Prodotto dalla Società Anonima Milano Film, il film era inizialmente intitolato L’uomo artificiale, prima di assumere il nome definitivo L’uomo meccanico. Inoltre, secondo quanto emerso, si sarebbe trattato del secondo capitolo di un cineromanzo in tre episodi. Il primo, Il documento umano, è andato perduto, mentre il terzo, Gli strani amori di Mado, risulta probabilmente incompiuto a causa del fallimento della casa di produzione. Ciò che resta oggi è quindi solo il capitolo centrale, per di più in una versione frammentaria e mutilata dai pesanti interventi della censura dell’epoca, i quali furono durissimi.

Il Consorzio Utenti della Cinematografia Educativa parlò apertamente di “fantasticherie scientifiche” e “scene scabrose”, limitandone la visione al solo pubblico adulto “con riserva”. Eppure, proprio questa miscela di serial d’avventura, commedia e fantascienza rende L’uomo meccanico un oggetto cinematografico straordinario e profondamente atipico nel panorama italiano dell’epoca.

Come accennato sopra, il film anticipa temi che diventeranno centrali nella fantascienza del Novecento come il combattimento tra creatura buona e creatura malvagia e il timore verso la tecnologia fuori controllo o usata per scopi tutt’altro che nobili. Emblematica la scena in cui l’uomo meccanico sfonda una porta corazzata e infila la mano attraverso lo squarcio per aprirla dall’interno, la quale tornerà, quasi identica, oltre sessant’anni dopo in Terminator.

Poiché Il mostro di Frankenstein del 1920 è andato perduto, L’uomo meccanico rappresenta oggi il più antico film di fantascienza italiano ancora esistente. Un frammento incompleto, e tuttavia sufficiente a dimostrare che anche il cinema delle origini, nel nostro Paese, sapeva guardare molto più lontano di quanto siamo abituati a pensare oggi.

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