Il successo di C’è ancora domani passa anche dai dettagli più piccoli, quelli che arrivano quando lo schermo si fa nero e la storia sembra già conclusa. Eppure, proprio lì, alla fine dei titoli di coda, il film d’esordio alla regia di Paola Cortellesi nasconde un’ultima traccia personale che molti spettatori possono essersi persi: una dedica breve, quasi sussurrata, ma capace di risuonare a lungo dopo l’uscita dalla sala.
Sul nero compare infatti la scritta “A Lauretta”. Un nome che, per chi conosce un po’ la vita privata dell’autrice, rimanda alla figlia Laura, nata il 24 gennaio 2013 dal matrimonio con il regista Riccardo Milani. Un diminutivo affettuoso che cambia il peso della frase. È un gesto intimo, certamente, ma non resta chiuso nel perimetro familiare: dentro un film che parla di donne e di futuro, quella dedica finisce per diventare un filo teso tra generazioni, un passaggio di testimone che non ha bisogno di spiegazioni.
C’è ancora domani, del resto, ha sempre lavorato su una forza apparentemente semplice: raccontare la storia di una persona comune e farla diventare un simbolo. Delia, interpretata dalla stessa Cortellesi, vive nella Roma del 1946, tra macerie materiali e morali, in un dopoguerra che promette ricostruzione ma continua a chiedere alle donne di stringere i denti e abbassare lo sguardo. Il film la segue nei gesti quotidiani, nel peso delle abitudini, nella fatica che si accumula e che, a un certo punto, pretende una risposta. Non è un’eroina tradizionale, non è una figura “più grande” della vita: è proprio il contrario, ed è qui che il racconto trova la sua potenza.
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La dedica a “Lauretta” sembra allora allinearsi con il cuore del film: l’idea che il cambiamento non arrivi solo dai grandi nomi o dagli atti clamorosi, ma anche dal coraggio ordinario, da chi sceglie di non accettare più come inevitabile ciò che è sempre stato. In un’intervista, Cortellesi ha raccontato di aver pensato alle ragazze del futuro, a chi non ha memoria diretta di certi diritti negati e può faticare perfino a crederci. È una chiave che illumina retroattivamente anche quel “A Lauretta”: non un semplice bigliettino d’amore, ma un augurio rivolto a una figlia e, insieme, a tutte le figlie, perché conoscano il passato e pretendano un domani migliore.
Il film ha raccolto riconoscimenti anche oltre l’onda lunga dell’uscita. Presentato come film d’apertura della diciottesima edizione della Festa del Cinema di Roma 2023, C’è ancora domani ha conquistato per due anni consecutivi il Biglietto d’Oro, il premio legato alle presenze in sala. Un risultato che, secondo le ricostruzioni della stampa, segna anche un primato: per la prima volta il primo posto viene assegnato allo stesso titolo in due edizioni consecutive, tra 2023 e 2024. E forse, in fondo, non sorprende: quando un film riesce a parlare al presente senza dimenticare da dove veniamo, anche una riga in coda può diventare una promessa.
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