Nel corso dei decenni il il mondo del cinema horror non ha mai esitato ad attingere a piene mani dall’immaginario delle festività e, sebbene il Natale abbia spesso e volentieri fatto la parte del leone sul grande schermo, anche Capodanno può vantare alcuni valide incursioni cinematografiche a tema. Tra queste vale la pena ricordare Terror Train, un film che più di ogni altro è riuscito a trasformare la notte dei buoni propositi in un incubo senza via d’uscita.
Uscito nel 1980, periodo di massima proliferazione del genere slasher, Terror Train è quello che ha saputo osare di più, trovando una sua identità precisa pur muovendosi all’interno di coordinate ben codificate. L’idea alla base del film è infatti semplice ma decisamente suggestiva.
Una festa di Capodanno a bordo di un treno, con un gruppo di studenti universitari che vengono eliminati uno dopo l’altro. Nulla di nuovo, sulla carta, tuttavia a fare la differenza è il modo in cui il film gioca con le aspettative dello spettatore, soprattutto nel suo atto finale. Se molti slasher degli anni ’80 puntano tutto sulla rivelazione dell’assassino, Terror Train sceglie una strada più sottile, con il killer non si nasconde nell’ombra, ma che agisce sotto i nostri occhi per gran parte del tempo. Un colpo di scena che non è solo narrativo, ma anche tematico, perché riflette sull’invisibilità sociale e su quanto sia facile ignorare ciò che non vogliamo vedere.
Diretto dall’allora esordiente Roger Spottiswoode – che in seguito avrebbe firmato film come Turner e il casinaroe il James Bond Il domani non muore mai – Terror Train non è certo privo di difetti. Eppure, al netto dei cliché, il film riesce a lasciare il segno, anche grazie alla sua protagonista Alana, interpretata da Jamie Lee Curtis, una “final girl” che si pone in maniera differente dal modello imposto da Laurie Strode.
Si tratta infatti di un personaggio più ambiguo, sessualmente consapevole e coinvolta direttamente nell’evento traumatico che dà origine alla spirale di violenza. Durante una festa universitaria, infatti, Alana partecipa – seppur con riluttanza – a uno scherzo crudele ai danni di Kenny Hampson, uno studente introverso e socialmente isolato. Attirato in una stanza con la promessa di un incontro sessuale, Kenny si ritrova invece accanto al cadavere di una donna, vittima di uno scherzo macabro orchestrato dagli studenti di medicina. L’evento lo distrugge psicologicamente e lo conduce in un istituto psichiatrico. Tre anni dopo, i responsabili dietro questo terribile scherzo si ritrovano su un treno per una nuova festa di Capodanno, questa volta in maschera. È qui che entra in scena l’assassino, che inizia a colpire uno a uno i partecipanti, ma individuarlo è tutt’altro che semplice.
Complice la festa in maschera, il killer cambia continuamente volto, appropriandosi dei costumi delle sue vittime, passando da Groucho Marx fino a un rettile umanoide. Ogni identità è temporanea, e ogni volto presente alla festa diventa potenzialmente letale. Lo spettatore non ha mai il tempo di sentirsi al sicuro, e il colpo di scena finale distrugge tutte le certezze che credevamo di aver acquisito.Una svolta tanto imprevedibile quanto sorprendente che ribalta i tropi di genere dell’horror stabiliti fino a quel momento e che funziona ancora oggi.
Insomma, se sentite il bisogno di gustarvi un horror a tema Capodanno, Terror Train rappresenta una visione obbligata destinata a scagliarvi in una spirale di tensione alla quale non potrete restare indifferenti.
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