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Allestero sono tutti daccordo: Questo è il film italiano migliore di sempre

All’estero sono tutti d’accordo: «Questo è il film italiano migliore di sempre»

Quando si osservano le principali classifiche internazionali dedicate ai migliori film della storia, un titolo italiano ricorre con una regolarità difficilmente contestabile. Ladri di biciclette, diretto da Vittorio De Sica, è da decenni considerato dalla critica straniera uno dei vertici assoluti del cinema mondiale. Non si tratta di una rivalutazione recente né di un giudizio legato a un singolo contesto culturale: il film è stato riconosciuto come un punto di riferimento già all’epoca della sua uscita e ha mantenuto quella posizione nel tempo.

Nel 1952, Ladri di biciclette venne votato come il miglior film di sempre in un celebre sondaggio internazionale di Sight & Sound, rivista da sempre considerata una delle massime autorità nel campo della critica cinematografica. Da allora, l’opera di De Sica ha continuato a occupare posizioni di rilievo in numerose classifiche dedicate ai capolavori della storia del cinema, comparendo con costanza anche in selezioni più recenti. Un consenso che non si è mai realmente incrinato e che, all’estero, ha contribuito a consolidare l’idea del film come il riferimento principale del cinema italiano.

Uscito nel 1948, nel pieno del dopoguerra, Ladri di biciclette racconta una vicenda estremamente semplice: un uomo ottiene finalmente un lavoro che gli consente di mantenere la famiglia, ma lo perde quando la bicicletta necessaria per svolgerlo viene rubata. Da quel momento, la ricerca del mezzo diventa una lenta e dolorosa discesa nella precarietà, condotta per le strade di Roma insieme al figlio Bruno. È una storia minima, priva di artifici narrativi, che proprio grazie alla sua essenzialità riesce a colpire con una forza rara.

Il film è spesso indicato come l’espressione più compiuta del neorealismo italiano, movimento che ha segnato in modo decisivo la storia del cinema internazionale nel secondo dopoguerra. Girato quasi interamente in esterni, con attori non professionisti e una messa in scena priva di qualsiasi abbellimento, Ladri di biciclette rinuncia allo spettacolo per concentrarsi sull’osservazione diretta della realtà. Ancora oggi, siti e istituzioni critiche internazionali lo descrivono come un modello di riferimento: secondo Rotten Tomatoes, è «un esempio di neorealismo italiano che prospera grazie a interpretazioni non appariscenti e a un’emotività bruciante», una definizione che sintetizza bene la sua forza duratura.

A colpire la critica straniera è soprattutto la capacità del film di trasformare un problema concreto — la perdita di un mezzo di lavoro — in una riflessione universale sul rapporto tra individuo e società. Antonio Ricci non è un eroe né una figura simbolica: è un uomo comune, schiacciato da un sistema che non concede margini di errore. La presenza costante del figlio Bruno, testimone silenzioso di questa progressiva umiliazione, aggiunge al racconto una dimensione morale che continua a risultare centrale anche per lo spettatore contemporaneo.

È proprio questa universalità ad aver garantito al film una ricezione internazionale così duratura. Pur essendo profondamente legato all’Italia del dopoguerra, Ladri di biciclette viene regolarmente citato come un’opera capace di parlare a qualsiasi epoca. La precarietà del lavoro, la fragilità dell’equilibrio economico e il peso della responsabilità familiare sono temi che restano attuali, ed è per questo che il film continua a essere proposto nei corsi universitari di cinema e inserito nei canoni critici internazionali. Il critico statunitense Roger Ebert, includendolo nella sua lista dei “Great Movies”, osservava come il film fosse «così radicato come capolavoro ufficiale da continuare ad avere forza e freschezza», nonostante il tempo trascorso.

Nel corso degli anni, numerosi registi e studiosi stranieri hanno indicato l’opera di De Sica come una delle più importanti della loro formazione. Non come esempio di “cinema italiano”, ma come modello di cinema tout court. Anche il riconoscimento ottenuto agli Oscar, con un premio speciale assegnato nel 1950, ha contribuito a rafforzarne il ruolo nel processo di legittimazione del cinema non anglofono sul mercato internazionale.

Altri titoli del neorealismo restano fondamentali, ma Ladri di biciclette è quello che più spesso viene assunto come termine di paragone. Non per la complessità della trama o per ambizione formale, ma per l’equilibrio tra rigore, semplicità e forza emotiva. È un film che continua a essere discusso, studiato e rivisto senza che il tempo ne abbia attenuato l’impatto.

Per questo, quando all’estero si parla del miglior film italiano di sempre, Ladri di biciclette è il nome che ricorre con maggiore frequenza, come risultato di un consenso critico ampio e duraturo, che da oltre settant’anni accompagna l’opera di Vittorio De Sica.

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