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Alla fine è successo, Russell Crowe ha criticato Il Gladiatore II: È folle

Alla fine è successo, Russell Crowe ha criticato Il Gladiatore II: «È folle»

Riavvolgiamo il nastro a un paio di anni fa. Quando il sequel del capolavoro di Ridley Scott è stato annunciato, l’opinione che più ha catalizzato l’attenzione è stata inevitabilmente quella di Russell Crowe. Eppure, nonostante l’interesse generale, l’attore protagonista del film del 1999 ha mantenuto un profilo basso per mesi, evitando commenti diretti e ricordando soltanto che la storia di Massimo Decimo Meridio si era già conclusa nel primo film. A un anno dall’uscita del sequel, però, l’attore ha finalmente rotto il silenzio durante un’intervista all’emittente australiana Triple J, esprimendo un giudizio tutt’altro che indulgente.

Crowe ha spiegato di non aver apprezzato il modo in cui la nuova produzione ha interpretato l’eredità del film originale, evidenziando una distanza profonda tra ciò che considera il cuore tematico del Gladiatore e ciò che ha visto sullo schermo. «Penso che il recente sequel che, sapete, non dobbiamo nominare ad alta voce, sia un esempio davvero sfortunato del fatto che nemmeno le persone nella sala macchine capissero veramente cosa aveva reso speciale il primo film» ha dichiarato. «Non erano lo sfarzo, né la pompa, né l’azione. Era il nucleo morale».

Secondo Crowe, quel nucleo morale era l’elemento su cui aveva combattuto quotidianamente durante la lavorazione del film del 2000, impegnandosi per preservare l’integrità del personaggio. «Il fatto è che su quel set c’era una lotta quotidiana. Era una lotta quotidiana per mantenere quel nucleo morale del personaggio» ha raccontato. L’attore ha rivelato che più volte gli erano state proposte scene pensate per rendere Massimo “più sporco” o più ambiguo, scelte alle quali si è opposto fermamente: «Il numero di volte in cui venivano suggerite scene di sesso e cose del genere per Massimo… è come se gli stessi togliendo potere. Quindi stai dicendo che, mentre aveva quella relazione con sua moglie, si stava scopando quest’altra ragazza? Di cosa stai parlando? È folle».

Per Crowe, la forza narrativa ed emotiva del primo film risiedeva proprio nell’assoluta fedeltà di Massimo alla moglie e nella memoria della sua famiglia, motore della sua vendetta e fondamento della sua umanità. Una coerenza che l’attore ritiene compromessa dal sequel, che ha introdotto la rivelazione di una relazione passata con Lucilla da cui sarebbe nato Lucius. Un elemento che, a suo giudizio, incrina il codice morale che aveva difeso così tenacemente.

Crowe ha aggiunto che nessuno lo ha mai contattato per un parere durante la realizzazione del sequel, nonostante il peso che il suo personaggio continua ad avere nell’immaginario collettivo. Tanto che, prima dell’uscita di Il Gladiatore II, aveva messo le mani avanti dicendo: «Dovrebbero pagarmi per la quantità di domande che mi vengono fatte su un film in cui non compaio nemmeno. Non ha niente a che fare con me. In quel mondo, sono morto. Sei piedi sottoterra. Ma ammetto una certa punta di gelosia, perché mi ricorda quando ero più giovane e cosa significò tutto questo per me, nella mia vita».

Cosa ne pensate? Russell Crowe ha ragione a criticare il sequel sempre diretto da Ridley Scott? Il regista ha “perso la bussola morale” della sua stessa opera? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.

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Fonte: Triple J

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