Dieci anni fa, il genere supereroistico viveva il suo momento di massimo splendore. Il Marvel Cinematic Universe sembrava inarrestabile dopo successi come Guardiani della Galassia e Ant-Man, mentre si preparava al grande evento di Captain America: Civil War. Dall’altra parte, l’universo DC tentava di consolidarsi con Batman v Superman: Dawn of Justice e Suicide Squad. All’epoca, parlare di “superhero fatigue” sembrava quasi provocatorio.
Eppure, nel 2016, il film che avrebbe influenzato in modo decisivo il futuro della Marvel non apparteneva nemmeno all’MCU. A cambiare le regole del gioco fu Deadpool, prodotto dalla Fox e interpretato da Ryan Reynolds.
Quando uscì il 12 febbraio 2016, Deadpool arrivava con aspettative altissime. Il personaggio era già apparso in X-Men Origins: Wolverine, ma in una versione che aveva deluso profondamente i fan. Reynolds, determinato a rendere giustizia al mercenario chiacchierone, lavorò con il regista Tim Miller e gli sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick per restituire al pubblico un Wade Wilson fedele ai fumetti: violento, sboccato, irriverente.
Il risultato fu un successo clamoroso: oltre 780 milioni di dollari al box office globale e recensioni entusiastiche. Non era il primo cinecomic vietato ai minori, ma fu il primo a dimostrare, nell’era post-MCU, che anche un film Marvel classificato R poteva diventare un blockbuster. In un panorama dominato da produzioni PG-13 pensate per tutta la famiglia, Deadpool dimostrò che esisteva un pubblico pronto per qualcosa di più audace.
L’influenza del film si è vista negli anni successivi. L’MCU ha continuato a privilegiare un approccio più accessibile, ma ha progressivamente ampliato i propri confini, arrivando a produzioni più mature come Deadpool & Wolverine e serie televisive dal tono più adulto. La varietà è diventata una strategia.
Ma l’impatto di Deadpool non si limita alla violenza o al linguaggio esplicito. Il vero elemento rivoluzionario fu la sua comicità metanarrativa. Wade rompe costantemente la quarta parete, ironizza sulle convenzioni del genere e prende in giro lo stesso universo Marvel. Nel 2016 era una novità quasi destabilizzante; oggi, invece, l’autoironia è diventata parte integrante di molte produzioni.
Serie come She-Hulk: Attorney at Law hanno adottato apertamente questo approccio, giocando con le aspettative del pubblico e con le critiche rivolte al franchise. Anche quando l’MCU non rompe esplicitamente la quarta parete, ha iniziato a riflettere su se stesso in modo più consapevole, mettendo i personaggi di fronte alla propria storia e ai meccanismi narrativi che li hanno plasmati.
Dal punto di vista strutturale, Deadpool resta un cinecomic classico, con un arco narrativo riconoscibile e un protagonista tradizionale. Tuttavia, ha dato alla Marvel una libertà nuova: i supereroi non dovevano più essere sempre impeccabili, il tono non doveva rimanere uniforme, e il genere poteva permettersi di sperimentare.
A distanza di dieci anni, è chiaro che Deadpool è stato uno dei film più importanti dell’era moderna dei cinecomic. E paradossalmente, non faceva nemmeno parte ufficialmente dell’MCU.
Fonte: Collider
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