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33 anni fa, questa saga horror ha rivoluzionato per sempre il genere (ma il pubblico non era pronto)

33 anni fa, questa saga horror ha rivoluzionato per sempre il genere (ma il pubblico non era pronto)

Il 19 febbraio 1993 arrivava nelle sale L’armata delle tenebre, terzo capitolo della saga iniziata con La Casa. A distanza di 33 anni, è chiaro che quel film non fu soltanto un seguito: fu una rottura netta con il passato. E, in un certo senso, il pubblico dell’epoca non era preparato a seguirlo fino in fondo.

Quando Sam Raimi esordì con La Casa nel 1981, ridefinì l’horror indipendente. Con un budget ridottissimo e una regia sperimentale, il film diventò un fenomeno cult grazie alla sua violenza esplicita e all’inventiva tecnica. Sei anni dopo, con La Casa II, Raimi e Bruce Campbell trovarono un equilibrio ancora più originale: un horror splatter contaminato da slapstick e comicità fisica, che trasformò Ash Williams in un antieroe sopra le righe.

Con L’armata delle tenebre, però, la saga fece un salto ulteriore. Ambientato nel Medioevo, costruito come un’avventura fantasy con eserciti di scheletri, assedi e battute memorabili, il film si allontanava dall’horror puro per abbracciare una dimensione più epica e dichiaratamente comica. L’atmosfera claustrofobica della baita nei boschi lasciava spazio a castelli, campi di battaglia e scenografie più ambiziose. L’orrore non scompariva del tutto, ma diventava parte di un gioco più ampio, quasi parodico.

Dal punto di vista creativo, fu una scelta audace. Dal punto di vista industriale, molto più rischiosa. Prodotto e distribuito da Universal Pictures, il film ebbe un budget molto più alto rispetto ai predecessori e una lavorazione complessa. Le aspettative dello studio erano elevate, così come le pressioni per rendere il prodotto più accessibile a un pubblico ampio. Anche il marketing contribuì a creare confusione, minimizzando il legame diretto con i precedenti capitoli.

Al botteghino, Army of Darkness non fu un disastro, ma nemmeno il successo che avrebbe giustificato un’immediata continuazione. L’incasso statunitense, attorno agli 11 milioni di dollari, non bastò a trasformarlo in un blockbuster. E così, quella che oggi è considerata una delle evoluzioni più originali di un franchise horror segnò di fatto l’inizio di una lunga pausa.

Per oltre vent’anni la saga rimase ferma al cinema. Il personaggio di Ash sopravvisse nei fumetti, nei videogiochi e nella memoria dei fan, ma solo nel 2013 il marchio tornò sul grande schermo con un nuovo Evil Dead, seguito poi dalla serie televisiva Ash vs Evil Dead e dal successo di Evil Dead Rise.

Col senno di poi, è evidente che Army of Darkness non distrusse la saga: la rese più flessibile. Dimostrò che un franchise horror poteva cambiare pelle, ibridare i generi, spingersi oltre i confini tradizionali senza perdere la propria identità. Se il pubblico del 1993 non era pronto a seguirlo in questa metamorfosi, quello contemporaneo ha imparato ad apprezzarne l’ambizione.

E forse è proprio questa la sua vera eredità: aver dimostrato che l’horror può evolversi, reinventarsi e sopravvivere anche alle sue trasformazioni più radicali.

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