Arrivati da pochi giorni nelle sale italiane,28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, ha immediatamente catturato l’attenzione del pubblico facendo parlare di sé anche per la presenza di una sequenza talmente estrema da mettere seriamente alla prova anche gli stomaci più allenati dell’horror contemporaneo. Ma facciamo un passo indietro.
Quando Jimmy Crystal (Jack O’Connell) e la sua delirante congrega di seguaci – i “Jimmy” – hanno fatto la loro comparsa nel folle finale di 28 Anni Dopo, avevamo intuito come il giovane Spike (Alfie Williams) fosse ormai passato dalla padella alla brace. Tuttavia, se a prima vista potevano sembrare l’ennesimo gruppo di predoni in un mondo post-apocalittico, i Jimmy sono subito riusciti a distinguersi nel modo più brutale possibile.
Nel film Spike viene costretto a sottoporsi al rituale di iniziazione dei Jimmy, scegliendo un membro del gruppo che dovrà combattere fino alla morte per prenderne il posto. Il vero punto di non ritorno arriva però quando la banda si imbatte in una famiglia rifugiata in una fattoria isolata, dove ha inizio una sequenza tanto disturbante quanto sadica.
Qui emerge infatti tutta la perversa idea di “carità” dei Jimmy. Dopo aver sottomesso e impiccato parte della famiglia, Crystal tiene un vero e proprio sermone prima di annunciare quello che definisce un “atto misericordioso“: lo scorticamento delle vittime ancora vive. Una scena che non indulge nel gore più esplicito, ma che non esita nel mostrarci le sue terribili conseguenze, mostrando i corpi scuoiati – ancora agonizzanti – appesi sullo sfondo.
Una visione resa molto ardua non tanto dal fattore gore, ma dall’emergere di una sconvolgente normalizzazione della violenza quotidiana, la quale ci svela anche la vera natura diJimmy Crystal e della sua ideologia. Figlio di un predicatore ossessionato dal fuoco dell’Inferno, Crystal si considera l’Anticristo in persona, convinto che il Rage Virus sia la prova dell’arrivo dell’Inferno sulla Terra. Le atrocità commesse dal suo gruppo diventano così puri atti di devozione, in una distorsione religiosa che richiama tanto Hellraiser quanto il cinema estremo di Martyrs.
C’è chi potrebbe trovare questa scena eccessiva persino per un film ambientato in un mondo devastato come quello di 28 Anni Dopo. Ad ogni modo, rimane importante ricordare come la saga non sia mai stata, tecnicamente, una storia a tema zombie. Il Rage Virus infatti non rianima i morti, ma bensì amplifica gli impulsi più oscuri dell’essere umano. In questo senso, la sequenza della “rimozione della maglietta” – come i Jimmy chiamano lo scorticamento rituale – assume un ruolo tematicamente centrale che la eleva da una condizione di puro fattore shock.
Mentre il dottor Ian Kelson (Ralph Fiennes) tenta di studiare e curare il virus attraverso il suo inquietante paziente Samson, il film mette a confronto due visioni opposte dell’umanità. Da un lato chi abbraccia il Male travestendolo da Bene, dall’altro chi cerca redenzione mascherandosi da mostro. Il Tempio delle Ossa è così un film profondamente morale e umanista, che utilizza l’orrore più estremo come lente per osservare ciò che siamo diventati – e ciò che, forse, potremmo ancora salvare.
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Foto: Eagle Pictures
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