28 anni dopo, i fan di Harry Potter hanno fatto una scoperta scioccante su Ron

A quasi tre decenni dall’uscita di Harry Potter e la Camera dei Segreti, i lettori continuano a trovare nuovi dettagli nascosti tra le pagine della saga di J.K. Rowling. L’ultima “riscoperta” riguarda Ron Weasley e una battuta che, riletta oggi, assume un significato molto diverso rispetto alla prima volta.

Il passaggio incriminato si trova nel Capitolo 13 del secondo libro. Harry, Ron e Hermione stanno discutendo del diario di Tom Riddle e del misterioso premio per “servizi speciali alla scuola” che Riddle ha ricevuto — una targa che Ron stesso aveva pulito all’inizio dell’anno. Harry si chiede perché qualcuno abbia cercato di disfarsi del diario e per quale motivo Riddle fosse stato premiato.

È a questo punto che Ron, con il suo tipico sarcasmo, suggerisce: «Forse ha preso trenta G.U.F.O. o ha salvato un insegnante dal calamaro gigante. Magari ha ucciso Mirtilla… sarebbe stato un favore per tutti».

All’epoca la frase suona come una battuta cinica, coerente con l’irritazione generale verso Mirtilla Malcontenta. Ma il colpo di scena finale del romanzo rivela che Tom Riddle è davvero responsabile dell’apertura della Camera dei Segreti e, indirettamente, della morte di Mirtilla. La battuta di Ron, quindi, finisce per avvicinarsi sorprendentemente alla verità.

La scoperta ha riacceso una teoria che circola da tempo tra i fan: Ron potrebbe avere una sorta di talento inconsapevole per la divinazione. E, rileggendo la saga, gli esempi non mancano.

In Il Prigioniero di Azkaban, durante le lezioni di Divinazione — materia che Ron e Harry prendono poco sul serio — i due inventano previsioni assurde per completare i compiti. Ron predice che Harry riceverà “oro inatteso”. Nel libro successivo, Il Calice di Fuoco, Harry vince il Torneo Tremaghi e ottiene un premio in denaro considerevole.

Sempre Ron suggerisce che Harry potrebbe lavorare un giorno al Ministero della Magia, ipotesi che si realizza nel futuro del personaggio. In un altro momento, parlando per scherzo, accenna al rischio di essere “traditi da qualcuno che si crede amico”: una frase che, riletta alla luce della rivelazione su Barty Crouch Jr. travestito da Malocchio Moody, assume un peso diverso.

Il meccanismo si ripete più volte: Ron dice qualcosa per caso, spesso con tono ironico, e quella frase si rivela un’anticipazione involontaria degli eventi.

La vera domanda, però, non è se Ron sia davvero un veggente, ma perché questi indizi siano stati affidati proprio a lui. Dal punto di vista narrativo, la scelta è particolarmente efficace.

Ron è il personaggio che più frequentemente svolge la funzione di alleggerimento comico. Le sue battute vengono percepite come momenti di pausa, non come rivelazioni. Questo permette all’autrice di inserire elementi di foreshadowing in modo quasi invisibile. Il lettore, alla prima lettura, tende a ignorarli. Solo a posteriori, con la conoscenza degli sviluppi futuri, si accorge della loro precisione.

È una strategia raffinata: utilizzare il personaggio meno “autorevole” per disseminare anticipazioni cruciali. In questo modo, la saga acquista profondità e coerenza interna, premiando le riletture.

Naturalmente, nei libri non esiste alcuna conferma che Ron possieda davvero abilità divinatorie. Anzi, la sua insofferenza verso la materia e la mancanza di disciplina in classe sembrano suggerire il contrario. Le sue intuizioni funzionano soprattutto quando non vengono prese sul serio — né da lui né dagli altri.

Per questo motivo, l’idea di Ron come veggente resta una teoria dei fan, affascinante ma non canonica. Tuttavia, la quantità di coincidenze è sufficiente a rendere la questione quantomeno intrigante.

A distanza di 28 anni, la saga di Harry Potter continua a dimostrare quanto sia stratificata. E se una semplice battuta su Mirtilla Malcontenta può riaprire il dibattito, significa che il mondo creato da Rowling è ancora capace di sorprendere — soprattutto chi credeva di conoscerlo a memoria.

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