A venticinque anni dall’uscita di Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello, la trilogia diretta da Peter Jackson continua a essere un punto di riferimento per il fantasy cinematografico. L’adattamento dell’opera di J. R. R. Tolkien non è stato solo un successo commerciale e tecnico, ma ha contribuito a fissare nell’immaginario collettivo immagini, personaggi e battute diventate iconiche. Tra tutte, ce n’è una che ancora oggi viene citata, condivisa e discussa come la più potente dell’intera saga: «Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro».
La frase viene pronunciata da Galadriel nel cuore di Lothlórien, in uno dei momenti più delicati del viaggio della Compagnia. Frodo, interpretato da Elijah Wood, è sopraffatto dal peso dell’Anello e dalle visioni mostrate dallo Specchio di Galadriel. In quelle immagini scorge un futuro dominato dall’Oscuro Signore, un mondo in rovina, amici in catene. È il punto in cui la missione smette di essere un’avventura e diventa una condanna. Il destino della Terra di Mezzo sembra troppo grande per un hobbit.
Ed è proprio qui che la battuta colpisce con forza. Galadriel, interpretata da Cate Blanchett, non si limita a consolare Frodo: gli ricorda che la grandezza non è una questione di statura o di potere. Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro. In poche parole, il film riesce a sintetizzare l’essenza dell’intera epopea tolkieniana: la speranza nasce dall’azione di chi, pur fragile, sceglie di non tirarsi indietro.
È interessante notare che questa formulazione esatta non compare nei romanzi. La sceneggiatura rielabora concetti presenti ne Il Signore degli Anelli, in particolare nel capitolo del Consiglio di Elrond, dove si sottolinea come siano spesso “le piccole mani” a compiere gli atti che muovono le ruote del mondo. Il film condensa quell’idea in una frase più immediata, capace di arrivare con chiarezza allo spettatore contemporaneo senza tradire lo spirito dell’opera originale.
La forza della battuta risiede nella sua semplicità. Non è una dichiarazione enfatica, non è un discorso da battaglia. È una verità pronunciata quasi con dolcezza, in un momento di vulnerabilità. Ed è proprio questa misura a renderla universale. Frodo non è un eroe tradizionale: non è il più forte, né il più saggio. È spaventato, incerto, spesso tentato di arrendersi. Eppure, è lui a portare il peso dell’Anello più a lungo di chiunque altro.
A distanza di venticinque anni, il fantasy ha conosciuto un’espansione enorme tra cinema e televisione, con mondi sempre più complessi e protagonisti sempre più spettacolari. Eppure, poche opere sono riuscite a condensare in una sola frase un messaggio così chiaro e duraturo. In un’epoca in cui il genere tende spesso a esaltare l’eccezionalità, quella battuta ricorda che il cambiamento può nascere da chiunque. Non è solo una citazione memorabile: è il cuore morale della saga. È ciò che rende la missione di Frodo non un’impresa impossibile, ma una scelta di responsabilità.
Fonte: MovieWeb
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