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Anni e anni di danni su computer e web

TIM esclude Huawei dalla rete 5G

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TIM avrebbe silurato Huawei sul fronte 5G. Lo riporta oggi Il Fatto Quotidiano, facendo riferimento a una comunicazione scritta recapitata in questi giorni alla società cinese dove si espliciterebbe la disdetta del contratto relativo alla Radio Access Network (RAN). Questo elemento, com’è risaputo, non è altro che la rete di accesso radio, quindi quella struttura che consente di ricevere e inviare il segnale ad esempio agli smartphone. Rappresenta insomma l’infrastruttura più “vicina” all’utente finale.

L’elemento più preoccupante, per Huawei, è che se da una parte la sua esclusione alla partecipazione alla Core Network era prevedibile – considerata la querelle internazionale sulla cybersicurezza delle reti mobili – il gelo sulla RAN è giunto inaspettato. Questa componente della rete, almeno in Europa, non ha mai destato troppe preoccupazioni.

Il quotidiano sostiene che TIM avrebbe compiuto una valutazione politica dello scenario e soprattutto tecnica, considerati i vantaggi nel rapporto costi-benefici di poter lavorare solo con due realtà come Ericsson e Nokia, invece che tre. Anche se lunedì scorso TIM ha annunciato di essere uno dei primi operatori in Europa e l’unico in Italia ad aver avviato il programma di sviluppo Open RAN (Open Radio Access Network) per l’innovazione della rete di accesso mobile. Grazie a questa iniziativa utilizzerà una soluzione che “disaccoppia le componenti (hardware e software) della rete di accesso radio, secondo una logica di diversificazione dei fornitori e nell’ottica di favorire un più ampio ecosistema industriale”.

In realtà il tema di fondo è che per i fornitori extra-UE lo scenario è diventato tremendamente complesso. Le reti 5G e la loro valenza critica in ambito nazionale hanno reso più complicato l’iter delle autorizzazioni – anche in ottica Golden Power. Ad esempio è proprio di questa settimana uno studio del Brandenburg Institute for society and security (Bigs), in collaborazione con ricercatori di Francia, Germania, Italia (Cefriel) e Portogallo, che mette in luce i costi nascosti delle reti 5G. In tal senso emerge che con un fornitore considerato ad alto rischio (untrusted) potrebbero aumentare gli esborsi a causa dell’esigenza di una maggiore vigilanza.

In sintesi Ericsson è candidata a occuparsi del 60% della rete TIM, mentre Nokia dovrebbe occuparsi del restante 40%.

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