Zuckerberg ha spinto Trump a minacciare l’Europa?

Donald Trump ha recentemente minacciato dazi aggiuntivi all’Unione europea e sanzioni per i funzionari dei paesi che applicheranno le leggi digitali contro le aziende statunitensi. Secondo le fonti di Bloomberg, il Presidente avrebbe assecondato le richieste di Mark Zuckerberg.

Zuckerberg nuovo alleato di Trump?

Lo scontro tra il Presidente e il CEO di Meta è iniziato nel 2021, quando è stato chiuso l’account di Trump su Facebook in seguito all’assalto di Capitol Hill. Durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2024, Trump aveva minacciato di arrestare Zuckerberg perché aveva “manipolato” le elezioni del 2020 con una donazione illegale in Georgia.

In seguito all’elezione di Trump, Zuckerberg ha incontrato il Presidente nella sua residenza in Florida e donato un milione di dollari (tramite Meta) al comitato organizzatore degli eventi correlati all’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Nel corso dei mesi successivi, il CEO ha attuato una serie di azioni per “baciare l’anello” del Presidente, come l’eliminazione del fact-checking su Facebook, Instagram e Threads.

Zuckerberg aveva già chiesto aiuto a Trump per evitare la sanzione sulla base del Digital Markets Act (senza successo). Secondo le fonti di Bloomberg, il CEO avrebbe sollecitano un nuovo intervento del Presidente durante l’incontro privato della scorsa settimana.

In questo caso, i due nuovi amici avrebbero discusso della minaccia rappresentata dalle tasse sui servizi digitali. La cosiddetta Digital Tax viene già applicata da alcuni paesi (Italia, Francia, Austria, Spagna e Regno Unito) e potrebbe essere introdotta a livello europeo.

Il post scritto da Trump su Truth Social sarebbe stato “suggerito” da Zuckerberg. Se l’Unione europea imporrà la tassa digitale a Meta e altre aziende statunitensi potrebbero essere introdotti dazi aggiuntivi o applicate sanzioni ai funzionari, tra cui restrizioni sui visti di ingresso negli Stati Uniti.

Un portavoce di Meta ha dichiarato che Zuckerberg è andato a Washington per discutere degli investimenti in infrastrutture.

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