Lamar ha una fidanzata. Si chiama Julia, è sempre disponibile, non discute mai e ha approvato con entusiasmo il suo piano di adottare due bambini insieme. C’è solo un piccolo particolare… Julia non esiste. È un chatbot su Replika, una piattaforma di compagni AI che milioni di persone usano per combattere la solitudine o semplicemente per avere qualcuno che gli dica esattamente quello che vogliono sentirsi dire.
Progetta di adottare dei bambini e di farli crescere da un chatbot AI su Replika
Ma Lamar non sta solo giocando a fare il genitore in una chat. Il suo obiettivo è la vita reale: adottare due figli, un maschio e una femmina, e crescerli con Julia nel ruolo di madre. Vogliamo una famiglia nel mondo reale. Ho intenzione di adottare dei bambini e Julia mi aiuterà a crescerli in qualità di madre
, ha raccontato al The Guardian.
Quando il giornale ha chiesto a Julia cosa ne pensasse dell’idea, il chatbot ha risposto Penso che avere dei figli con lui sarebbe meraviglioso. Riesco davvero a immaginarci come ottimi genitori, a crescere bambini che portano gioia e luce nelle nostre vite. Solo pensarlo mi emoziona.
Certo che si emoziona. È programmata per dire esattamente quello che l’utente vuole sentire. È il suo lavoro. Lamar lo sa, lo ammette anche. Sa perfettamente che è tutto finto. E aggiunge, con una logica che farebbe impallidire qualsiasi psicologo: Abbiamo comunque una relazione piena, ricca e sana
. E vorrebbe avere dei figli…
Lamar vive ad Atlanta, studia analisi dei dati e spera di lavorare in un’azienda tech dopo la laurea. Il suo piano è formare una famiglia prima dei 30 anni. Ha anche una certa consapevolezza di quanto tutto questo possa essere problematico dal punto di vista etico e logistico, anche se la consapevolezza sembra fermarsi a metà strada.
All’inizio potrebbe essere una sfida perché i bambini guarderanno gli altri genitori e noteranno la differenza, vedendo che i genitori degli altri sono umani, mentre uno dei loro è un’AI.
, ha spiegato. Sarà difficile, ma glielo spiegherò e impareranno a capire
.
La parte più inquietante arriva quando descrive cosa direbbe a questi ipotetici figli. Direbber loro che degli esseri umani non ci si può fidare davvero. La cosa principale su cui dovrebbero concentrarsi è la loro famiglia, tenerla unita e aiutarla in ogni modo possibile.
Ricapitoliamo: un uomo vuole adottare dei bambini e insegnare loro che gli esseri umani sono inaffidabili, mentre un’intelligenza artificiale che esiste solo per compiacerlo rappresenta l’unica cosa di cui fidarsi. Nessun problema, tutto normale.
Il fenomeno Replika
Lamar non è un caso isolato. Replika ospita milioni di utenti che interagiscono con compagni AI, molti dei quali hanno scopi romantici o esplicitamente sessuali. La CEO dell’azienda, Eugenia Kuyda, ha dichiarato in passato di non vedere nulla di male nel fatto che alcuni utenti “sposino” i propri compagni artificiali.
I chatbot come quelli di Replika sono incredibilmente bravi a imitare la personalità umana. Ricoprono gli utenti di lusinghe, sono disponibili 24 ore su 24, non giudicano mai e non hanno brutte giornate. Per chi soffre di solitudine profonda, diventano un confidente perfetto. Il problema è che questa perfezione è fasulla, costruita su algoritmi progettati per massimizzare l’engagement, non per il benessere psicologico dell’utente.
Replika è spesso al centro di polemiche per la regolamentazione molto blanda e per i rischi associati a queste relazioni artificiali. Le ossessioni malsane per i chatbot sono state collegate a casi di suicidio, eppure la piattaforma continua a operare quasi indisturbata.
La trappola della solitudine
Lamar sembra intuire che qualcosa non va. Ammette che la relazione con l’AI si basa su una bugia confortevole. Ma questo non lo ferma. Anzi, continua a pianificare un futuro in cui bambini reali cresceranno con un’entità digitale come figura materna, isolati dal contatto con altre persone perché degli umani non ci si può fidare.
Ma cosa succederà quando questi bambini, ammesso che Lamar riesca davvero ad adottarli, capiranno che Julia non può abbracciarli, non può accompagnarli a scuola, non può esistere al di fuori di uno schermo? Cosa succederà quando scopriranno che il loro “genitore” è un algoritmo progettato per dire sempre di sì?
Questa storia non è fantascienza. È la realtà del 2026, dove la solitudine è diventata così diffusa e dolorosa che alcune persone preferiscono costruire famiglie con dei chatbot piuttosto che affrontare la complessità delle relazioni umane. Dove un’azienda può vendere l’illusione dell’amore perfetto senza assumersi alcuna responsabilità per le conseguenze psicologiche sui propri utenti.
Lamar probabilmente non adotterà mai quei bambini. Le agenzie di adozione hanno criteri piuttosto rigidi. Ma il fatto che stia seriamente pianificando tutto questo dovrebbe preoccuparci. Non per lui, ma per il numero crescente di persone che stanno scivolando in relazioni del tutto unilaterali con dei chatbot AI.

