Proporre una nuova tecnologia è legittimo, lo è meno imporla dall’alto o forzarne l’utilizzo attraverso metodi non del tutto trasparenti. Ecco perché questa settimana ha fatto parecchio discutere la decisione presa da Amazon che ha portato all’attivazione automatica di Alexa+ sui dispositivi compatibili. Come spesso accade in questi casi, si è creata un po’ di confusione su quanto accaduto, cerchiamo di fare chiarezza.
Passaggio obbligato ad Alexa+? Facciamo chiarezza
Da una parte è vero che il passaggio da Alexa ad Alexa+ è stato automatico ed eseguito senza prima chiedere e ottenere l’esplicito consenso da parte degli utenti. Dall’altra, va detto che in qualunque momento è possibile tornare indietro con un semplice comando vocale. Ce lo ha confermato Amazon, con un comunicato inviato alla nostra redazione che riportiamo di seguito in forma tradotta.
I clienti Prime hanno ricevuto una notifica sul dispositivo, una in-app sull’app Alexa e un’email prima che la loro esperienza venisse aggiornata ad Alexa+. Inoltre, i clienti possono tornare all’esperienza originale dicendo
Alexa, esci da Alexa+.
L’esigenza di Amazon è piuttosto chiara. Ha necessità di coinvolgere un numero in costante crescita di account nella fase di test, così da raccogliere dei feedback indispensabili per migliorare le funzionalità incluse prima di una distribuzione su larga scala. Sarebbe però stato meglio scegliere una dinamica di tipo opt-in, in cui è l’utente a decidere se aderire a un’iniziativa o attivare un servizio. Notifiche ed email possono essere ignorate, ma non per questo fa piacere ritrovarsi forzatamente coinvolti in una sperimentazione.
Come si legge sulle pagine del sito ufficiale, l’accesso ad Alexa+ è proposto al prezzo mensile di 19,99 dollari a chi non ha un abbonamento Prime attivo. Non esattamente una spesa economica. Con la sottoscrizione, invece, il servizio rimarrà gratuito durante l’Early Access, la fase di test. Al momento la tecnologia è un’esclusiva degli Stati Uniti.


