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AI, fase 2: è iniziata lera dei piagnistei

AI, fase 2: è iniziata l'era dei piagnistei

Quanto è importante la narrazione per una tecnologia come l’intelligenza artificiale? Quelli bravi direbbero lo storytelling. Raccontare un’innovazione con l’obiettivo di promuoverla è qualcosa che ci si aspetta dai reparti marketing delle aziende, magari dagli influencer, persino da una certa stampa schierata, con o senza secondi fini. Ed è fondamentale come lo si fa. Lo sanno bene gli uomini (sì, sono quasi tutti uomini) a capo delle aziende che stanno tirando le fila del settore AI, multimiliardari fautori di una rivoluzione per ora solo annunciata, incredibilmente vulnerabili alle critiche, il loro tallone d’Achille.

Effetto wow svanito, critiche non tollerate

Non è un caso che Sam Altman di OpenAI abbia iniziato a lamentare una resistenza alla diffusione e all’assorbimento dell’intelligenza artificiale nella cultura e nell’economia, definendoli sorprendentemente lenti. O che Jensen Huang di NVIDIA abbia puntato il dito contro i danni causati da persone molto rispettate che hanno dipinto una narrazione catastrofica, una narrazione da fine del mondo, una narrazione da fantascienza, definendolo estremamente doloroso. La sua, per completezza d’informazione, è diventata l’azienda con il più alto valore di capitalizzazione al mondo.

Un vittimismo ingiustificato, al limite del grottesco. Se è vero che l’intelligenza artificiale può essere quella rivoluzione promessa, lo dimostri. Manifesti quei vantaggi dei quali avremmo dovuto tutti beneficiare, ora che l’effetto wow inizia a svanire e c’è bisogno di casi d’uso concreti. Non dovevamo lavorare meno dopo l’arrivo di ChatGPT?

Il totale scollamento dalla realtà dei giganti AI

Il piagnisteo di Altman e Huang è quello di due capi d’azienda nella posizione di dover giustificare agli investitori che la loro visione non scoppierà come la più classica delle bolle tech. Per farlo hanno bisogno di noi: della nostra attenzione, del nostro tempo, dei nostri soldi. E che facciamo parte della loro narrazione. A tratti sembrano afflitti da un totale scollamento dalla realtà. Il CEO di OpenAI ha appena paragonato il consumo di acqua richiesto per addestrare un modello a quello necessario per far vivere una persona 20 anni. Servono commenti?

Tra i big del settore, qualcuno che anziché recriminare sta cominciando a prendere in considerazione i feedback negativi c’è. È il caso di Microsoft, che dopo aver ignorato qualsiasi timore o critica iniziale, intravede qualche crepa nella solidità racconto AI e promette di ripulire Windows 11 da quelle funzionalità imposte solo per forzare l’impiego della tecnologia. Chissà che non sia questa la chiave di lettura lungimirante per garantire all’intelligenza artificiale un futuro sostenibile.

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