Abbiamo definito il 2025 come l’anno in cui abbiamo normalizzato l’AI, ma arrivare nel 2026 a considerare normale spogliare le persone senza il loro consenso pare decisamente troppo. Eppure, è quanto sta accadendo sui social, dove immagini di persone (anche minori) private dei loro abiti circolano senza soluzione di continuità. Il fenomeno dei deepfake applicato ai contenuti per adulti non è certo cosa nuova, ma alcuni chatbot lo stanno rendendo particolarmente accessibile e alla portata di tutti.
Il Garante Privacy su X e deepfake
Il 2026 si è aperto con Grok in grado di lasciare qualcuno in mutande o in bikini, semplicemente chiedendoglielo. Un comportamento talmente sfacciato da sorprendere anche chi è propenso a non porre limiti all’impiego dell’intelligenza artificiale, tanto da portare alcuni paesi al rapido avvio di indagini per far luce sulla questione in tempi brevi. Ora tocca anche all’Italia, con il Garante Privacy che annuncia di aver adottato un provvedimento di avvertimento
nei confronti di chi utilizza servizi di questo tipo.
Oltre alla piattaforma di xAI ed Elon Musk, sono citati anche ChatGPT (che comunque implementa protezioni più rigide) e Clothoff. Quest’ultimo, il cui nome è già di per sé una dichiarazione di intenti, è stato bloccatonel nostro paese a inizio ottobre.
Il Garante ricorda che la condivisione delle immagini incriminate può costituire reato, anche se avviene tramite applicazioni di messaggistica e non pubblicamente attraverso i social network. È poi soprattutto unagrave violazione dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte.
Ban di X per nudità non consensuale?
È da sottolineare che il raggio d’azione dell’intervento non si limita alla nudità non consensuale, ma chiama in causa i deepfake a 360 gradi. Cita infatti anche l’uso illecito delle voci di terze persone, non escludendo dunque quei servizi che permettono di imitare o emulare il parlato altrui.
Il focus è comunque su X e non potrebbe essere altrimenti, considerando quanto sta avvenendo a livello globale. C’è chi, come il primo ministro britannico Keir Starmer, non esclude l’ipotesi di un ban del social nel territorio. L’Italia valuta il da farsi.
L’Autorità, che per quanto riguarda i servizi resi disponibili da X è già al lavoro con l’omologa irlandese, competente in quanto stabilimento principale della società in Europa, si riserva di adottare ulteriori iniziative.


