Quando entriamo nella stanza allestita da Acer per mostrare le novità del CES 2026, soprattutto i nuovi laptop della serie Aspire e i Predator da gaming, vengono subito messe le mani avanti: non verrà dato alcun prezzo, neppure un riferimento.
Se in passato la scelta di non annunciare i prezzi dei prodotti era legata alla volontà di mantenere un po’ di segretezza “commerciale” per non dare indicazioni ai competitor, oggi la realtà è (purtroppo) ben diversa: molte aziende non sono in grado di definire un prezzo ben preciso e correrebbero il rischio di dare una indicazione di prezzo con la possibilità, neppure troppo remota, di non poterlo mantenere.
Acer ci racconta di un mercato attuale dove l’oscillazione di prezzo varia di settimana in settimana e della possibilità che un prodotto, annunciato a 999 euro, possa poi arrivare il mese prossimo sul mercato a 1299 euro salvo poi scendere il mese successivo. Come un titolo in borsa.
Gli aumenti a causa delle RAM, e a breve anche delle memorie storage, si stanno facendo sentire non solo per gli utenti finali per i quali è ormai impossibile comprare un banco di RAM a buon mercato ma anche per molti produttori. Asus e Acer sono tra questi, e probabilmente anche Valve è parte del gruppo visto che ha scelto di non annunciare un prezzo della Steam Machine proprio perché oggi fare un prezzo è molti difficile.
Quello che sta succedendo rischia di creare una spaccatura nel mercato, perché se molte aziende sono in seria difficoltà nel fissare un prezzo dei prodotti c’è anche chi ha giocato d’anticipo comprando (o prenotando) una quantità di memoria tale da poter mantenere i prezzi dei nuovi modelli invariati, o comunque limitando i danni con un aumento minimo rispetto alla media del mercato. Samsung, ad esempio, ci dice che non esclude aumenti per i nuovi Galaxy Book6 ma che farà di tutto per provare a dare il prezzo più competitivo possibile. Anche lei, in ogni caso, non darà indicazioni di prezzo.
Il rischio è quindi quello di trovarsi le aziende più grandi, che sono poi quelle che detengono le maggiori quote sul mercato, nelle condizioni di tenere i prezzi livellati per qualche trimestre (o con aumenti minimi) in attesa che la tempesta “RAM” si calmi e molti produttori più piccoli in balia della volatilità dei prezzi, con prodotti ancora più cari e con il rischio quindi di vedere ridurre una quota che si sono guadagnati con impegno e fatica.


